Zuin: Per tutti questi anni – La recensione

Per tutti questi anni è l’esordio intimo, spontaneo e bellissimo del cantautore brianzolo Zuin.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

 

 

 

Per tutti questi anni, il disco d’esordio di Zuin che arriva dopo l’anticipazione dell’EP Io non ho paura e la partecipazione al concertone del Primo Maggio a Roma, è un concentrato di genuinità è intimità, tra sogni, paure, amori e amicizie.
L’identità di questo disco già di per sé è qualcosa per cui vale la pena prendersi un’oretta per ascoltarlo: non tutti i dischi permettono di fare un viaggio dentro e fuori da sé e guardarsi nella propria interezza.
Zuin prende i primi trent’anni della sua vita e sviscera gli avvenimenti che sono stati i più significativi per il suo universo emotivo, marcandolo irrimediabilmente e portandolo a essere l’uomo che è oggi. Il valore aggiunto di tutto ciò è la capacità dell’artista di mettere in dubbio prima se stesso in tutte le situazioni che descrive, siano esse amicizie d’infanzia finite per scelte di vita diverse, amori naufragati, la separazione dei genitori, il confronto con le paure più profonde o il rapporto fra l’uomo e la natura.

Insomma, quello di Zuin è un esordio consapevole, già maturo, dove le liriche cariche di energia emotiva sono sostenute da arrangiamenti pop-rock ispirati dal mondo anglofono e dove – in un periodo in cui sono merce assai rara – ci sono delle preziosissime chitarre.

Entrando un po’ più in profondità nelle dieci tracce che compongono il disco, la prima che incontriamo è Fantasmi, ovvero un faccia a faccia con tutto ciò contro cui siamo costretti a lottare ogni giorno. Non è sempre facile guardare in faccia i propri mostri neri, ma riconoscerli sicuramente è il primo passo per arrivare, un giorno, a esorcizzarli.
Di sicuro aiuta anche cantare il ritornello della traccia n°2, Io non ho paura, che del disco è un vero e proprio manifesto.

Si procede con Monza – Saronno, la prima delle due storie d’amicizia di cui si parla in Per tutti questi anni. L’altra è Caro amico (ti sfido). Nessuna delle due ha un lieto fine. La narrazione è malinconica nella prima e più rabbiosa nella seconda. In entrambi i casi, c’è uno strato di dolore e razionalità che fanno intuire quanto l’amicizia sia importante per il cantautore brianzolo.
Se vogliamo procedere per accoppiamenti, anche Hannah Baker e Sotto pelle, in qualche modo, vanno a braccetto. Parlano di amori tossici e di trappole, ovvero di quando il dolore e la cura sono la stessa cosa.

Credimi, invece, è un urlo disperato e potente, che però resta chiuso in gola. Narra di un figlio unico che, a sedici anni, vede i suoi genitori lasciarsi e si sente diviso in due.
Sullo stesso tema, in un’atmosfera altrettanto malinconica ma più ovattata troviamo Bianco, arricchita dalla voce della cantautrice Daniela D’Angelo, posta in chiusura all’album. E’ una canzone dolcissima, che offre una tregua alle sensazioni e ai sentimenti e gli concede la possibilità di prendere fiato e capire se si stanno muovendo davvero o se stanno solo facendo acrobazie attorno a se stessi.

Una nota speciale per Il profumo di un albero, un pezzo con un testo potentissimo che riflette sulla tendenza distruttiva dell’uomo nei confronti della natura. E’ il pezzo più empatico e viscerale di tutto l’album. Questa delicatezza lascia intuire che si ha a che fare con qualcosa che irrimediabilmente conta più di noi.

In generale, possiamo dire che quello di Zuin sia un disco che ha un ruolo importante: è una guida, è come un fratello maggiore con cui possiamo aprirci e raccontarci con sincerità, perché sappiamo che non ci giudicherà.

 

 

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