Zen Circus: Analisi semiseria de “IL FUOCO IN UNA STANZA”

La recensione del nuovo album degli Zen Circus, “Il fuoco in una stanza”,  a opera di Linda Bertolo.

Sto ascoltando da giorni il nuovo album degli Zen Circus e credo di poter affermare che questo sia il loro lavoro più bello e più completo. Se avete 20 o 30 anni so già che inorridirete di fronte a questa mia affermazione, un po’ perché fa figo dire che il migliore sia “Villa Inferno” o al massimo “Andate tutti affanculo” per far capire che li ascoltate da sempre e un po’ proprio per una questione di età. Io ho quasi quarant’anni come Appino (abbiamo esattamente 19 giorni di differenza, coincidenze? Io non credo) e anche se siamo nel pieno dell’adolescenza dobbiamo fare i conti con il passato ma soprattutto con il futuro.

Meno incazzato e meno triste rispetto ai suoi album solisti (“Il testamento” del 2011 e “Grande raccordo animale” del 2015) Appino nei testi di queste canzoni parla dei rapporti non sempre facili con i famigliari, del tempo che passa e della “fine dei trent’anni”, come direbbe un suo caro amico.

13 canzoni a mio avviso molto intime e personali, la prima “Catene” nomina la madre, una cosa molto ricorrente nei suoi testi, in particolar modo in questo album, che finalmente riesce a scrivergli che è stato il suo “più bel regalo di Natale” (Appino è nato il 23 dicembre. Indovinate quando sono nata io…)

Alcune malinconiche come “Il fuoco in una stanza”, “Questa non è una canzone” e “La teoria delle stringhe” descrivono la solitudine, la tristezza di poter contare solo su stessi, altre più allegre (o perlomeno musicalmente) “Il mondo come lo vorrei” (mi ricorda una vecchia  filastrocca, “La casa” di Sergio Endrigo) che insieme a “Rosso e nero” e “Panico” è dedicata a noi adolescenti degli anni 90,  “sopravvissuti a Chernobyl e ai Nirvana” che non ci arrendiamo al tempo che passa e ci sentiamo ancora giovani.

“La stagione”, forse la mia preferita, racconta la voglia di lottare ancora nonostante i quasi quarant’anni (capite perché ai ventenni questo album potrebbe non piacere molto?) Notare la semi citazione “chi vi credete che noi siamo/per le ferite che portiamo” da “Up patriots to arms” di Battiato che a sua volta citò “Come potete giudicar” dei Nomadi che a sua volta fu una cover di “Revolution kind” di Sonny Bono.

La canzone finale è un must del cantautorato italiano: la canzone epistolare sulla fama e la notorietà.

“La gloria è bastarda, per averla alla fine devi piacere a tutti
Ma a tutti no, a noi tutti, Luca, non ci sono mai piaciuti”.

Per concludere il mio voto a questo album è 5 stelle su 5, anche se agli Zen non fregherà niente.

Di seguito le date dei prossimi live degli Zen Circus a cui vi consigliamo di partecipare:

13-apr Bologna – Estragon

19-apr Milano – Alcatraz

20-apr Venaria Reale (TO) – Teatro della Concordia

21-apr Genova – Supernova Festival

27-apr Firenze – Obihall

28-apr Mestre (VE) – Centro Sociale Rivolta

04-mag Roma – Atlantico

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