Vallanzaska: Orso Giallo – la recensione

Orso Giallo è il nuovo disco dei Vallanzaska, una delle band ska più famose d’Italia, che ha da poco festeggiato i primi 25 anni di carriera.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

Orso Giallo, il nuovo disco della storica band Vallanzaska, arriva in un momento molto particolare per il gruppo, che è da poco entrata nel 26esimo anno di attività musicale. Ciò nonostante ha deciso di non sfruttare l’occasione per un altro best of (l’ultimo – e unico – risale al 2011) anzi, propone un bel disco di inediti attuali e ricercati, in equilibrio tra riflessione e divertimento. 
Un lavoro ammirevole, quello dei Vallanzaska, che si immergono nel presente e con l’ironia tagliente che li contraddistingue regalano al loro pubblico 14 istantanee reali e strampalate, tra ska, rock e punk. 

Il disco si apre con Assessore, un brano che analizza il malcostume come stile di vita scelto dai piccoli potenti. Tra gli altri brani con valenza socio-politica spiccano: Easy (la cui pronuncia si potrebbe confondere con Isis), ovvero un vero e proprio spot fatto da un terrorista; Quando è gatta, una canzone molto divertente sull’erba, che viene narrata in tutte le sue bellissime forme (e, grazie al cielo, molto diversa dalle innumerevoli canzoni sulla legalizzazione); Io non c’entro, che si pone una domanda molto importante: dissociarsi è un atteggiamento colpevole o innocente?; infine, in chiusura, c’è uno tra i pezzi più geniali del disco (dell’altro parlerò tra poco): Donald Trump, cioè una testimonianza di fantapolitica dal futuro in cui – ahinoi – l’elezione di Trump viene decretata come il vero e unico Inizio dei Tempi. 

L’altra canzone geniale, la migliore di tutto Orso Giallo (che, non per caso, lo cita nel testo), è Soia. Ha la potenza di un inno generazionale, uno di quelli che contengono verità assolute che verranno ricordate per sempre, ma in realtà parla della tragedia che può scaturire da una macchia di soia caduta sulla camicia pulita prima di un colloquio di lavoro. Un insegnamento, però, lo si può trarre: mangiare in bianco is the future

Non mancano, poi, canzoni d’amore (Butterfly), omaggi (Special) e racconti di pezzi di vita dei Vallanzaska: in particolare, qui, è interessante soffermarsi su tre pezzi. 
Balla è una vera e propria festa, scritta in occasione dei 25 anni di carriera della band, che regala immagini esilaranti dei concerti visti dal palco; DUBai, invece, è un esperimento dub che narrano la terribile esperienza di uno dei membri gruppo, incarcerato per due giorni in Egitto subito dopo l’attentato del 2015 senza alcuna spiegazione; Sei qui, una dedica al fonico di fiducia della band, Angelo, scomparso improvvisamente. 

Insomma, i Vallanzaska sono davvero una famiglia accogliente e meravigliosa che con la propria musica sa divertire, emozionare e scaturire profonde riflessioni umane e sociali. 

Lunga vita ai Vallanzaska! 

 

Condividi1
Tweet
+1
Condividi
Pin
1 Condivisioni