Motta: la recensione di “Vivere o Morire”

Quando sento dire che la musica italiana fa schifo, che artisti come De Andrè o Guccini non ce ne saranno mai più, che quello che c’è in giro adesso sono solo “merdate pseudo cantautoriali” credo che non abbiano mai sentito nemmeno nominare Motta.

Recensione di Linda Bertolo

Per chi non lo conoscesse, Francesco Motta, cresciuto con il metodo Yamaha (percorso di apprendimento musicale per bambini che si basa sull’imitazione e accumulazione, un po’ come imparare a parlare, si inizia dopo aver ascoltato tante parole), a metà degli anni 2000 entra a far parte, insieme a Francesco Pellegrini (attualmente chitarrista degli Zen Circus) e Simone Bettin, dei “Criminal Jokers” gruppo che esordisce nel 2010 con l’album in inglese “This was supposed to be future”  prodotto da Appino (Frontman degli Zen Circus). Successivamente entra a far parte del gruppo anche la sorella Alice e nel 2012 esce “Bestie”, questa volta in italiano.

Paroliere e polistrumentista, collabora, tra gli altri, con Zen Circus, Nada, Il pan del diavolo e compone colonne sonore per film e documentari.

Nel 2016 esce il suo album solista “La fine dei vent’anni”, che gli fa vincere la Targa Tenco per la “Miglior opera prima”. Prodotto da Riccardo Sinigallia, è un piccolo capolavoro, 10 canzoni, emozionanti, intense.

Io gli avrei dato anche un premio per aver racchiuso in una frase tutto l’universo femminile:

”C’E’ UN SOLE PERFETTO

MA LEI VUOLE LA LUNA”

Dopo un album così pensai che non avrebbe potuto fare di meglio, che aveva già dato il meglio. Ma, fortunatamente mi sbagliavo.

“Vivere o morire“  diverso dal precedente ma altrettanto profondo, è un album da ascoltare attentamente, da soli, in macchina, nella vasca da bagno dopo una lunga giornata di lavoro o magari con le cuffie per meglio scoprire i suoni di tutti gli strumenti utilizzati.

“Solo” 9 canzoni ma che lasciano il segno, “Ed è quasi come essere felice” apre l’album con suoni psichedelici e che un po’ ricorda “Prima o poi ci passerà” per le frasi ripetute.  “Vivere o morire” a dispetto del titolo è una canzone sul passato e sul presente. L’amore è l’argomento principale, si parla di amori passati o finiti in “Chissà dove sarai”, “E poi ci pensi un po’”, ne “La nostra ultima canzone” dell’ipotesi di sapere prima che una relazione sta finendo,  di nuovi amori in “Quello che siamo diventati” (che deduco sia dedicata alla fidanzata Carolina Crescentini), “Per amore e basta” e  “La prima volta”. “Mi parli di te” , la canzone che chiude l’album è dedicata al padre, una canzone davvero emozionante senza essere banale.

Se vi capita andate a vederlo dal vivo perché un suo concerto merita tantissimo, anche solo per vederlo suonare la batteria in piedi.

Qui il live report della sua esibizione al Flowers Festival di Collegno.

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