Andrea Giraudo: Stare bene – la recensione

Stare bene è il nuovo disco del cantautore cuneese Andrea Giraudo, un concentrato di armonia e semplicità.

 

di Eleonora Montesanti

 

E’ raro che, leggendo il titolo di un disco, già si capisca in modo lapalissiano quale sia il suo intento. Stare bene, il nuovo lavoro del cantautore cuneese Andrea Giraudo, è sicuramente uno di questi, perché basta osservarlo per capire che il suo obiettivo è la conquista della serenità.

Dodici tracce in equilibrio fra le caratteristiche più calde e allegre del pop, del blues e del rock’n’roll, dove la musica si mette al servizio dell’armonia e della semplicità.

Per Giraudo, la musica può essere una potente metafora del benessere: “La musica non fa guarire. E’ la musica che mette a disposizione gli strumenti per guarire.”

Per queste ragioni l’ascolto del disco risulta molto piacevole e l’interpretazione dell’artista è fedele al suo intento: far star bene chi ascolta.
Vale la pena, dunque, fare un piccolo viaggio per scoprire i brani che lo compongono.

A chi resterà: una melodia squisitamente pop e una voce dolce riflettono sui ruoli di chi va e chi resta.
Chi sarai mai: una vera e propria canzone da spiaggia (con un po’ di Rino Gaetano), un inno ai falò estivi e, soprattutto, al potere della condivisione.
Cuore amico: un gran bel pezzo blues che racconta di un uomo che si confronta col suo cuore. Ritornello potentissimo, quasi tribale.
Dieci anni: la classica canzone d’amore con piano e fisarmonica che, a detta dell’autore, ogni donna vorrebbe sentirsi dedicare. C’è un po’ di Capossela.
Stare bene: la title track è quasi didascalica: trasuda orecchiabilità e ottimismo.
L’isola in due: il pianoforte più bello del disco, un po’ jazz, molto leggero, posizionato in mezzo a un quadro di Hopper.
Poker: primo esperimento di canzone teatrale. Molto pathos ed eleganza.
La clessidra: secondo esperimento di canzone teatrale e corale. Arrangiamenti allegri VS testo molto riflessivo.
Un mondo cassetto: un’interpretazione vocale molto colorata su una specie di tarantella che racconta la storia di un ragazzo che diventa uomo.
Potere volere: un tuffo nel blues degli anni ’60 per ricordarci una delle verità più sacrosante che esistano: se vogliamo, possiamo. E poi ci sono anche le coriste!
Virgole in pasto: un po’ blues, un po’ black music. Un’analisi potente ed evocativa della società di oggi.
La guarigione: un’altra verità sacrosanta: chiodo scaccia chiodo. Soprattutto se ce lo dice un organo Hammond su una melodia che ci ricorda i Doors.

Stare bene è un disco molto particolare, a suo modo addirittura coraggioso: la semplicità è una delle cose più importanti che si possano conquistare. Perché semplice non vuol dire facile. Anzi.

 

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