The Zen Circus “Il fuoco in una stanza” tour @ Alcatraz – live report

Un Capodanno di un po’ di anni fa…

“Linda, conosci gli Zen Circus?”

“No”

“Ascoltali, secondo me ti piacciono”

Cerco su Amazon e trovo “Andate tutti affanculo”… Diventò immediatamente il mio album preferito ancor prima di ascoltarlo.

A malincuore prima di entrare mi fanno buttare il panino e l’acqua che ho nello zaino, infrangendo così il mio sogno di conquistare Appino con una bottiglietta d’acqua del discount e un panino vegano. L’Alcatraz questa sera si riempie lentamente, ho tutto il tempo di scegliere un posto dove riuscire a vedere bene e ovviamente comprare la maglietta e la spilletta con scritto “Andate tutti affanculo”.

A ripensarci però forse avrei dovuto comprarne 7 di magliette, una per ogni giorno della settimana, anzi 6 perché per il venerdì ho quella di quello che canta che certe notti si fa un po’ di cagnara ma che da Mario non ci lavorava (E’ venerdì non mi rompete i coglioni). Verso le 22 si abbassano le luci e in sottofondo “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli e poi si comincia.

Quasi due ore di concerto, quasi un decina di canzoni sono del nuovo album “Il fuoco in una stanza” le altre miste tra “Nati per subire”, Canzoni contro la natura”, “Andate tutti affanculo”, “Villa Inferno” e qualcuna in più da “La terza guerra mondiale”. “Catene” è il primo brano del nuovo album e primo brano del concerto. La band è in gran forma, saltano da una parte all’altra del palco, unica pecca l’audio, la voce di Appino non si sente benissimo ma in compenso l’audio della parte strumentale è ottimo.

Continuano con “Canzone contro la natura” e “La terza guerra mondiale” poi ci viene comunicata la regola dei concerti degli Zen: “Più fate casino, più noi facciamo casino”. Arriva “Vent’anni” (no, non quella di Massimo Ranieri), “Non voglio ballare”, “Il fuoco in una stanza” e finalmente “Andate tutti affanculo” Appino con fisarmonica e chitarra acustica.

Con “Ilenia” sotto il palco ci si scatena e si poga e alla fine Ufo chiede “Facciamo una canzone nuova?” ma non si fa in tempo a rispondere: “Tanto facciamo il cazzo che ci pare” (Come si fa a non amarli?) e comunque ne fanno due nuove, “Siamo umani”(Nooo, non quella dei Litfiba) e “Il mondo come lo vorrei”. “L’egoista”, “La stagione”(non quella dell’amore di Battiato, qua siamo tutti stronzi) e poi Appino chiede cosa rispondiamo se dice “Pisa” e all’unanimità urliamo ”Merda”. Dopo “I qualunquisti” e “La teoria delle stringhe” Karim lascia la batteria per suonare uno strano strumento che non ho ben capito cosa sia e parte “Ragazzo eroe”.  Dopo “Figlio di puttana” (No, non quella degli Stadio, quella era “Grande figlio di puttana”), arrivano gli auguri di Natale, forse un po’ in ritardo o in anticipo, chi lo sa.  In qualunque caso “Canzone di Natale” vince su “Bianco Natale” a mani basse.

Si abbassano luci, salutano e se vanno. Nemmeno il tempo di bere una birra a sono già di nuovo sul palco ammettendo che “Era tutta una truffa”. Si conclude alla grande con “L’anima non conta”, “Questa non è una canzone”, “Caro Luca” e “Viva” secondo tre pezzi tra i più intensi degli Zen.

Conclusioni:

-Spero che Appino cucini carbonara (altro che panini vegani) per tutti perché il Maestro e Karim li ho visti un po’ troppo magri

-Se avete un figlio portatelo ad un concerto degli Zen, così quando dirà le parolacce non vi arrabbierete perché saprete dove le ha imparate.

-Cari Zen, se avete bisogno di un’autista per il vostro camper sappiate che sono iscritta al ruolo conducenti.

Off Topic: avvistati vicino al bancone del bar Aimone dei FASK con la fidanzata Cami Hawke.

Live report di Linda Bertolo
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