COEZ @ Flowers Festival Collegno – il live report

Ecco il live report di Linda Bertolo del Live di Coez @ Flowers Festival Collegno!

Non sono nemmeno le 21 e il cortile del Flowers Festival è già pieno,  sold out da qualche giorno, il concerto di Silvano Albanese (scritto così sembra il concerto di un neomelodico alla Sagra della Melanzana di Nocera Inferiore, direi che Coez suona decisamente meglio) si preannuncia un successo.

Mi sento vecchissima, età media 20/25 anni, quando vedo qualcuno che potrebbe avere sui quarant’anni mi si accende un sorriso che si spegne subito, vedendo i figli dodicenni al loro fianco. Ma chissenefrega, se Coez canta “Forever alone” io canto “Forever  young”.

Il ragazzo (beh, insomma, 35 anni, alla fine è più adatto a me che alle ventenni…) si fa aspettare un po’, nell’attesa pubblicità sui megaschermi e qualche vecchia canzone.  Verso le 22.30, dopo “Africa” dei Toto (che conosciamo io, tre papà e forse qualche membro delle forze dell’ordine all’entrata prossimo alla pensione), eccolo, pantaloni neri, una sobrissima camicia a maniche corte a stampa floreale, d’altronde Appino l’aveva detto che “il floreale spacca questa stagione” e ovviamente gli occhiali scuri.

Inizia proprio con la mia preferita “Siamo morti insieme”, gli basta cantare “Ricordati di me” e il pubblico subito urla “Siamo morti insieme”, dopo “Forever alone” è la volta di “Le luci della città” e come previsto il pubblico esplode, cantano anche i sassolini del cortile.

“Parquet”, “Migliore di me”, “E yo mamma”  dopodichè (“Adesso cantiano un’altra canzone per mì madre”) “Hangover”

Il pubblico apprezza perché “Tutti i pezzi per mi madre so’ belli”

Arriva il momento di saltare “Anche se fa un po’ Valtur al tre di Passerotto saltiamo tutti” e tutti obbedienti saltiamo con “Delusa da me”.

“Il pubblico di Torino è il migliore. No, non lo dico per leccare il culo”

No, figurati, ci crediamo proprio, avresti potuto aggiungere anche che ti piace il clima e il cibo e ci avremmo creduto ancora di più.

“Lontana da me”, Non erano fiori” che per l’occasione diventa “Non erano flowers” (molto bene, bello e pure ironico il nostro Silvano)

Sono le 23.10 e il palco si fa buio… Il tempo di cambiare quella fantastica camicia, che probabilmente era fradicia di sudore (strano, il clima a luglio a Torino di solito è così piacevole…) con una bella t-shirt bianca e si ricomincia, “Vorrei portarti via”, “Le parole più grandi”.

Presentazione della band “Al basso Orange, alla batteria Passerotto (effettivamente è la prima cosa che ti viene in mente vedendolo), Dj Banana Whtrs, alle tastiere Patrick e alla chitarra Gaspare”

“Costole rotte, “Niente che non va” e con “Ali sporche” scende dal palco per la gioia delle ragazze in prima fila.

Il pubblico canta, balla, registra le canzoni con il telefonino, ci si diverte davvero in questa calda (e afosa) serata di luglio e mi fa ricordare che ogni anno ripeto sempre “Troppo caldo, basta concerti a luglio”…

“Adesso facciamo la preferita di Banana” che sarebbe “Jet” e subito dopo la mia seconda preferita “Occhiali scuri” e poi con un intro in onore di Eminem “Hi! My name is (what?) My is (who?)… (Ah, la fine degli anni 90 che figata, quando anche io avevo vent’anni) “Mille fogli”.

“Chiama me” lascia una parte di pubblico un po’ perplessa, non tutti la conoscono, ma dopo parte “Faccio un casino”  che la conoscono anche quelli del centro anziani. Finita ci chiede “Che famo? La rifamo?” perché secondo lui non avevamo fatto abbastanza casino e ovviamente dopo il nostro “Si!!!!!!” la rifà, cantandola un po’ lui e un po’ noi.

Non potevano mancare “La musica non c’e’” e “Ciao”.

Dopo “Invece no” decide che Gaspare deciderà chi tra il pubblico sceglierà una canzone per il bis e ovviamente lui sceglie una della prima fila che, ovviamente sceglie “Chiama me” (Quelli in prima fila sono i fan duri e puri, sempre detto, io).

Il concerto finisce verso mezzanotte e mezza, dopo “La strada è mia”, i saluti di rito e un assolo di chitarra di Gaspare.

Devo ammettere che non sapevo cosa aspettarmi da questo concerto, pensavo che Coez fosse uno di quelli che se la tira un po’, invece oltre che bravo è stato simpatico e divertente, romantico quanto basta, con quella parlata romana che adoro (nelle mie vene scorre un po’ di sangue romano, sarà per quello).

Mi dispiace un po’ che non abbia fatto “Ti sposerai” ma sono sicura che al prossimo concerto me la dedicherà aggiungendo “con me”.

 

Condividi5
Tweet
+1
Condividi
Pin
5 Condivisioni