Oscar di Mondogemello ci presenta Nero – intervista

Ivan Borsari in arte Oscar di Mondogemello è un cantautore modenese classe ’81 che, dopo oltre vent’anni da batterista decide di incarnare le vesti del songwriter. Il risultato è un cantautorato italiano atipico, costruito con synth, chitarra e loopstation. Nero è il suo ultimo disco.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

 

Ivan, come mai hai scelto come nome d’arte Oscar di Mondogemello? E’ il tuo alter-ego?
La storia dietro questo nome è abbastanza lunga e complicata. Potrei semplificarla dicendo che Oscar di Mondogemello è un personaggio inventato da una mia prof di filosofia ai tempi dell’università. Di solito veniva usato per gli “esperimenti mentali”. Ossia lo tiravamo in ballo quando immaginavamo situazioni assurde, ma utili per verificare la validità di alcuni concetti.

 

La tua carriera da musicista inizia e procede per più di vent’anni come batterista. Qual è stato l’input che ti ha portato a intraprendere una carriera solista?
Non c’è un vero e proprio “evento” che mi ha fatto abbandonare la batteria per passare alla chitarra. Ero stanco e avevo voglia di mettermi alla prova con qualcosa di solo mio. Per me è stata una cosa molto naturale, anche perché negli anni in cui ho suonato la batteria ho sempre scritto pezzi.

 

Nero è il tuo ultimo lavoro discografico, un album di nove brani dalle atmosfere cupe e intense. Oltre a quello stilistico, c’è un concept che unisce i contenuti trattati nelle tracce?
In realtà non c’è un vero e proprio concept dietro al disco, più che altro per me rappresenta il periodo di tempo, circa un anno, in cui ho scritto i pezzi. Ogni canzone ha una sua genesi e un periodo più o meno lungo di prova e sviluppo. Ma come dicevo, è più una cosa personale.

 

Tra i miei pezzi preferiti di Nero c’è Cicatrici. Ti va di raccontarci la sua genesi?
Ho scritto Cicatrici per uno spettacolo teatrale che ho fatto con un’amica e in origine non aveva il testo. Lo spettacolo aveva come tema la negazione del lutto, mi sono lasciato ispirare da questo per buttare giù le prime righe, che poi ho rielaborato in seguito.

 

Quali sono state le influenze musicali che ti hanno accompagnato durante la nascita di questo disco?
Ho ascoltato tantissime cose, perché ci ho messo tanto tempo. Potrei dirtene alcuni: Dralms, Radiohead, Cure, Disappears, Sonic Youth, Stoned Jesus.

 

Quali sono, invece, i tre dischi più importanti della tua vita?
3 dischi che mi hanno fatto molto bene e molto male sono In Utero – Nirvana, Disintegration – Cure, Endtroducing – Dj Shadow.

 

C’è una domanda che faccio spesso, perché mi piace associare i sensi: “se la tua musica avesse un colore, quale sarebbe?”. Tu mi hai fregato sul tempo, intitolando l’album Nero. Perché sei legato a questo colore?
Non c’è un legame particolare, semplicemente mi piace. Non so, c’è questa cosa affascinante del nero: ti permette di stampare consumando una sola cartuccia, e mi fa sentire bene.

 

Ci saranno occasioni di vederti dal vivo nei prossimi tempi?
Si, ma non a breve. Sto preparando un live particolare, e mi ci vorrà ancora un po’ di tempo.

 

Come ti vedi, invece, da qui a dieci anni? 
Vivo, è abbastanza.

 

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