Mano Manita: Antiruggine – anteprima video e intervista

Mano Manita, moniker di Marco Giorio, è un artista torinese molto particolare e interessante, tanto da definirsi cantautore, ma non proprio. A pezzi è il suo secondo disco e, in occasione dell’uscita del nuovo video Antiruggine, in anteprima su Lamusicarock, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui. 

 

 

di Eleonora Montesanti 

 

A Pezzi è il secondo album di Mano Manita, moniker di Marco Giorio, prodotto dallo stesso artista insieme a Marco Libanore, a Torino. Un lavoro in cui ogni brano è un esperimento stilistico con diversi orizzonti, come in una mini-serie di otto puntate alla Black Mirror. Otto canzoni di taglio elettronico, concepite da un cantautore ma non proprio e realizzate insieme ad un produttore dal gusto rock e dall’imprinting analogico ed acustico, in cui Mano interagisce e dialoga con il suo alter-ego oscuro Manita, dando vita ad un disco assolutamente originale e fuori dagli schemi.

Nello specifico, siamo felici di ospitare in anteprima su Lamusicarock il video di Antiruggine, nuovo singolo estratto da A pezzi. 

https://www.youtube.com/watch?v=i2b5583o67k

Ecco come Mano Manita descrive il videoclip, diretto da Jacopo Valsania (scenografo e grafico) e Alessandro Viale (editore). I due, entrambi attivi nel collettivo about:blank, scelgono Antiruggine per girare il loro primo video insieme: Un ciclo continuo, costante, ripetuto ad libitum, come un paradosso temporale che non può essere interrotto. Una porta che si apre, una finestra che si chiude, una finestra che si apre e una porta che si chiude. Persone che si alternano e che compiono azioni simili. Il tutto filmato al contrario e poi montato in reverse, e per dare un ulteriore effetto di straniamento girato con un grandangolo posto dietro una boccia per pesci piena d’acqua. Una sensazione di mielosa quiete, ma anche di rassegnazione rispetto al destino.

 

Ma siccome tutto questo non ci bastava, ne abbiamo approfittato anche per scambiare quattro chiacchiere con Mano (e anche con Manita). 
Potete leggere tutto qui sotto. 

Marco, quando hai capito che la musica avrebbe avuto un ruolo così importante nella tua vita, tanto da farti diventare un cantautore, ma non proprio?
Da piccolo ero presuntuoso abbastanza da presumere di essere in grado di inventare canzoni, pur senza sapere nemmeno tanto cosa stavo facendo. Mio padre era pieno di spartiti, io invece ancora oggi ho un rapporto simile alla dislessia con il pentagramma. Odio vedere persone che suonano e invece di guardare pubblico o compagni di suonata, tengono gli occhi abbassati su un foglio. E’ una zavorra che non mi è mai piaciuta, ci son arrivato allo studio, ma molto dopo e per necessità e volontà, non per via di una forzatura.

Come spieghi nel tuo pezzo Alter Ego, Mano e Manita sono i due lati di una stessa persona. Quali sono i lati migliori di entrambi?
Il lato migliore di Manita credo sia la tendenza a sdrammatizzare.
Il lato migliore di Mano è la tendenza all’introspezione.

E, a proposito di parti che compongono qualcosa, il tuo secondo album si intitola A pezzi. Ogni brano, qui, è un esperimento stilistico diverso e a sé stante. C’è un filo conduttore che unisce le tracce?
Certo: Mano Manita!

C’è un brano in questo disco a cui sei più legato? Oppure, come si suol dire, ogni scarrafone è bello a mamma soja?
Entrambe: a tutte sono legato altrimenti non sarebbero finite dove sono finite, ma quella che più mi emoziona è sicuramente la traccia conclusiva del disco, ovvero Il Buio.

Raccontaci qualcosa sulla collaborazione con Willie Peyote nel brano Ritmo Ignorante…
E’ un’idea nata ad un concerto al Cap10100: quella sera gli Eugenio in Via di Gioia presentavano il loro nuovo disco e io e Willie eravamo gli ospiti della serata. Si può tranquillamente dire che è un idea figlia dei postumi da backstage! Sicuramente un giorno si pentirà di aver accettato l’invito, diciamo così, ma quando l’abbiamo invitato in studio è venuto, si è seduto e ha ascoltato ogni pezzo. Poi, scherzandoci, abbiamo deciso che ci sarebbe stato uno skit in cui spiegava che effettivamente – come è poi andata – non riusciva a venire a fare il featuring. Lo considero una specie di gesto d’affetto e gli sono molto riconoscente.

Il mio pezzo preferito dell’album è Antiruggine. Ti va di raccontarci la sua storia?
E’ uno di quei brani che ho sempre avuto paura di sprecare. Mi ronzava in testa l’embrione da anni, ma solo recentemente ho capito come avrei voluto arrangiarla.

In un mondo parallelo in cui Mano Manita non è un musicista, chi sarebbe?
Una spia dei servizi segreti che saprebbe tutto di te.

Quali sono i tre dischi più importanti della tua vita?
Come i bambini vanno a gattoni, Io vado a canzoni, non tanto a dischi. Magari un disco mi fa cagare ma ha un brano che mi piace tantissimo e che è stato determinante in alcune scelte stilistiche.

Facciamo un salto nel futuro. Che programmi hai, nei prossimi mesi?
Nei prossimi mesi vorrei dedicarmi alla realizzazione di videoclip, cosa su cui non mi ero mai soffermato più di tanto. Mi sta divertendo studiare il cinema applicato alla canzone, vediamo in che guaio ci cacciamo a sto giro!

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