Quadrosonar: Can che abbaia [anteprima video e intervista]

Ospitiamo in anteprima esclusiva il videoclip di Can che abbaia dei toscani Quadrosonar. Il brano è il secondo singolo estratto dal loro album d’esordio Fuga sul pianeta rosso. Oltre al video, trovate una bella intervista alla band.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Fuga sul Pianeta Rosso è l’esordio discografico dei Quadrosonar, uscito lo scorso aprile per Phonarchia Dischi. Registrato da Marco Ribecai e Claudio Marziale presso gli Studi Magnitudo di Ghezzano (Pisa) e prodotto da Marco Ribecai e Quadrosonar, l’album conta dieci tracce allegoriche, quasi oniriche, dove il tema del viaggio assume una centralità attorno alla quale si strutturano racconti diversi.
Il disco è la colonna sonora di un viaggio: lo spazio altro non è che la nostra società, quel mondo alieno e alienato che è irrinunciabile, dove la fuga su Marte è la chimera da raggiungere, l’orizzonte al quale tendere.

Siamo lieti di ospitare in anteprima qui su Lamusicarock il videoclip del secondo capitolo estratto da questo viaggio, Can che abbaia. Il video, diretto da Daniele Milano con un approccio cinematografico che si ritrova anche nelle canzoni della band, è un cortometraggio di ambientazione western.

Per il momento non vi sveliamo di più e ve lo lasciamo guardare!
Una volta visto il video, invece, per saperne di più sia su quest’ultimo sia sui Quadrosonar, potete leggere l’intervista a seguire.


 

[CREDITS VIDEO:
video montato e diretto da: Daniele “Danzo” Milano // aiuto regia: Marco Giunti // macchina da presa: Daniele Milano, Federica Pasqualini // sceneggiatura: Daniele Milano // da un’idea di: Francesco Thomas Ferretti e Daniele Milano // The Good: Francesco Thomas Ferretti (cantante, tastierista e compositore dei Quadrosonar) // The Bad: Salva La Bella (batterista dei Quadrosonar) // The Reverendo: Alessio Landi (bassista dei Quadrosonar) // The Dirt: Matteo Quiriconi // The Woman: Elisa Selmi // The Stallion: Mayo // stunt performer & horse trainer: Silvia Coltelli // costumi ad opera di: Sara Pellegrini e Katia Pepe]


 

Cari Quadrosonar, veniamo subito al sodo. Come è nata l’idea di creare un cortometraggio western attorno al vostro secondo singolo, Can che abbaia?
L’idea è nata da me (Francesco Thomas Ferretti) ed il regista Daniele Milano, per puro caso. Non ricordo nemmeno come sia venuta fuori. Stavamo parlando e capendo come impostare il secondo video ed io avevo un’idea su dei tipi che si guardavano in “cagnesco “all’interno di un ipotetica sala d’attesa di una stazione dei treni . Da lì è spuntato fuori il nome di Sergio Leone e in breve tempo, tra una birra e l’altra, abbiamo deciso di fare un video western. Era come se la sceneggiatura si scrivesse da sola. il Il passo successivo è stato quello di fare un divertente tributo all’immenso regista romano.

Il vostro album d’esordio, Fuga sul pianeta rosso, narra di un viaggio allegorico su Marte, dove quest’ultimo rappresenta l’utopia, la pace, l’obiettivo da raggiungere. Dove si colloca Can che abbaia in questo percorso?
Can che abbaia si colloca all’inizio del viaggio mentale e rappresenta la consapevolezza di un disagio dal quale il protagonista vorrebbe uscire. E’ una sorta di auto incoraggiamento motivazionale, che parte dal detto “Can che abbaia non morde”, ma in questo caso, a volte SI’. Della serie, “Ho iniziato a comprendere il disagio in cui mi trovo e voglio uscirne”.

Il video ha una fotografia pazzesca, complici i paesaggi mozzafiato dove avete scelto di girarlo. Di che luogo si tratta? Ha un significato particolare per voi?
A questa domanda facciamo rispondere il regista del video Daniele Milano: Il videoclip è stato girato tra la zona dei laghetti di Campo , la stazione dei treni e la vecchia cava di marmo di San Giuliano Terme ( tutti luoghi in provincia di Pisa, Toscana).L’idea è nata perché il tema era il western, e mi sono ricordato che nel 1972 il film IL DUELLO con protagonista Lee Van Cleef, era stato girato ad Uliveto Terme (zona limitrofe alle location sopra citate). Abbiamo quindi iniziato a guardarci intorno e senza andare troppo lontano, dopo un sopralluogo, non abbiamo avuto più dubbi. La cava e la stazione erano perfette, ed i paesaggi intorno a Campo sono sempre stati magici e multiforme. Difficile credere che in una conca del fiume Arno possa nascondersi un gioiello del genere. E quindi perché non giocarsi il western sotto casa? Il risultato ha sorpreso pure noi!

Visto il gran lavoro che c’è dietro a questo videoclip, mi viene spontaneo chiedervi una cosa: credete nell’unione fra le diverse discipline artistiche (in questo caso rappresentate da musica e arte visual)?
Per me, in quanto anche pittore oltre che musicista, quest’unione è fondamentale. E non è una cosa nuova: già i primi Pink Floyd con Syd Barret, verso la fine degli anni 60, utilizzavano dei proiettori che rimandavano immagini psichedeliche durante i loro concerti. Per dire, tutte le arti possono convivere insieme, se ciò viene fatto con amore.

Una domanda più generale sul vostro disco, Fuga sul pianeta rosso. Come e quando vi è venuta l’idea di comporre un concept album?
Vista la sempre più imperante tendenza di far uscire singoli, piuttosto che album veri e propri (un po’ come facevano Beatles & Co negli anni sessanta) l’idea di fare un disco con tanti pezzi inseriti dentro senza una logica aveva poco senso. Ecco da lì l’idea di creare un filo conduttore che legasse i brani tra loro e in questo caso l’idea del viaggio alienante è stata stimolante.

La mia inclinazione ai viaggi mentali è stata fortemente stimolata durante l’ascolto dell’album. E allora mi viene da chiedervi: se un giorno ci fosse la possibilità di andare su Marte e creare da zero una nuova società, ci andreste?
Parlando utopisticamente ti direi di sì, ma nella realtà dei fatti, ciò diventerebbe estremamente caotico: a volte è già difficile mettere d’accordo quattro persone sulla scelta di un ritmo o di un accordo, m’immagino il creare da zero una nuova società con migliaia di persone.
Probabilmente sarebbe più concepibile dopo una disgrazia nucleare, in modo che tutti potremmo tornare ad essere umili e rispettosi del prossimo. E’ più facile condividere quando si ha poco che quando si ha molto, perché questo genera egoismo, frustrazione, invidia e chi più ne ha più ne metta.

Escludendo il viaggio su Marte, quali sono i vostri (reali) progetti futuri?
Suonare , suonare e suonare. Sperando ancora in quelle persone curiose che non si nascondono dietro una Tribute Band (con il rispetto per i musicisti che ne fanno parte). Ed inoltre esiste il progetto di un terzo singolo estratto da FSPR con relativo video e nuovo materiale che sarà registrato per il secondo nostro album. Ma andiamo per gradi.

Grazie davvero per le tue domande e speriamo che questo video piaccia agli ascoltatori.

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