Enzo Beccia: Gli Indifferenti [anteprima video + intervista]

Il video de Gli Indifferenti del cantautore pugliese Enzo Beccia è in anteprima esclusiva su Lamusicarock. Il brano, una sorta di denuncia all’indifferenza del nostro tempo, è contenuta nel disco Per chi viaggia leggero. Per l’occasione, Enzo lo abbiamo anche intervistato.

 

di Eleonora Montesanti 

 

Le parole di Enzo Beccia per descrivere il video, la cui regia è stata affidata a Fiorenza Sasso: 
“Nel video della canzone “Gli indifferenti” prende forma la denuncia della moderna indifferenza, attraverso immagini in bianco e nero e scene girate nelle nostre strade cittadine, in un giorno come tanti. In queste strade, sulle note della canzone, scivola l’indifferenza di ognuno di noi, quell’incapacità di interessarsi alle questioni vitali di chi ci sta accanto.
L’unica compassione di cui siamo capaci, noi “spettatori immobili davanti ai televisori” è quella sorta di “compassione online”, che spinge a condividere commenti e citazioni sui social, per poi dimenticarsene dopo un attimo. “Gli indifferenti siamo noi”, perché siamo incapaci di indignarci per “chi muore per niente”, incapaci di agire e di perseguire un reale cambiamento.
Questa è la normalità descritta nel video: si corre veloci al lavoro, si corre a casa, si fa shopping… Una quotidianità in cui non c’è spazio per pensare agli altri, lontani o diversi da noi.
La conclusione del video mitiga con la presenza dei bambini l’amara constatazione finale, nella speranza che per qualcuno l’ultimo verso diventi motivo di riflessione e forse di cambiamento, perché se nulla cambia “una musica non basta e non basta una parola”.

Questo video ci ha colpito molto, per la sua apparente semplicità in cui è facile specchiarsi, ma con cui è difficile confrontarsi. 
Abbiamo deciso di fermarci a riflettere e di fare una chiacchierata con Enzo. Ne è uscito qualcosa di interessante davvero. 

 

Enzo, il tuo nuovo singolo si intitola Gli Indifferenti e, in qualche maniera, ci riguarda tutti, in una denuncia dell’indifferenza moderna. Ci racconti come è nato questo pezzo?
Il brano “Gli indifferenti” nasce come sintesi di una serie di riflessioni sull’attualità e su come le notizie ci scivolino addosso. Trovo insopportabile che di fronte ai peggiori crimini, ai diritti calpestati e negati, a sofferenze e ingiustizie cui assistiamo ogni giorno, l’unica cosa che sappiamo fare è postare online una bella citazione o una foto. Possibile che non ci sia altro da fare? Possibile che dobbiamo vestire i panni del “moderno indifferente”, capace solo di un’empatia che dura due minuti? Da questo moto di indignazione nasce “Gli indifferenti”.

Secondo il tuo punto di vista, l’individualismo è una causa o una conseguenza dello stile di vita moderno, così veloce e pieno da non lasciare spazio per pensare ad altri?
L’individualismo e lo stile di vita moderno sono parte di un circolo che si alimenta: l’individualismo è causa e conseguenza al contempo. Il punto è prendere coscienza di questo e cambiare almeno qualche elemento del nostro stile di vita. Ogni piccolo cambiamento può incrinare la tendenza all’individualismo, ma “una musica non basta e non basta una parola”. Servono azioni concrete.

Parliamo del videoclip diretto da Fiorenza Sasso, girato a Milano. Secondo te il fenomeno di cui parli è più intensificato nelle grandi città?
Sicuramente la grande città spinge all’individualismo di cui parlavamo, si è facilmente presi da ritmi frenetici, non si conosce chi si incrocia lungo le strade, si finisce per vivere di automatismi. Eppure non smetto di credere che si possa cambiare questo stile di vita, ad esempio iniziando a vivere il proprio quartiere come luogo di incontro: guardare in faccia le persone, parlarsi, interessarsi agli altri, costringersi a pensare… Tutto questo è un inizio.

Come mai avete scelto il bianco e nero per il video?
Il bianco e nero si presta a diverse interpretazioni, è quasi fuori dal tempo. Dopo tanti video pieni di colori volevamo segnare uno stacco, per trasmettere un messaggio profondamente diverso. E poi il bianco e nero è semplicemente bellissimo!

Il brano finisce con una frase che lascia un po’ l’amaro in bocca: “Una musica non basta e non basta una parola”. E’ una provocazione?
È un’amara constatazione. Inutile illudersi che una canzone possa cambiare le cose, però non significa che non serva a nulla: se questo brano fosse, anche solo per un ascoltatore, la scintilla che innesca una riflessione su se stessi, su cosa fare per imparare ad agire, ad uscire dall’indifferenza… Ecco questo sarebbe un successo: una musica non basta, perché ci vuole la tua azione, il cambiamento che inizia da te!

Il disco che contiene Gli Indifferenti si intitola Per chi viaggia leggero e rappresenta il viaggio come ricerca di quello che conta davvero. Tu riesci a viaggiare leggero?
Ci provo. A livello metaforico punto a non appesantirmi, a non caricare la mia vita di obiettivi inutili, a non desiderare più di quanto mi serva. Mi ripeto spesso di focalizzare cosa sia essenziale, nella vita come nella musica.
Poi c’è il livello del “viaggiare leggero” nei viaggi reali. Saper vivere con pochi oggetti, anche questa è una prova, una conquista non sempre facile: quando giro per il mondo il mio zaino non arriva ai 10 kg, ma quando rientro dalla Puglia l’auto si riempie di quintali di vettovaglie e litri di olio! In questi casi non si viaggia leggeri, ma è per la buona causa del cibo pugliese!

Il disco è composto da sette brani ed è accompagnato da un libro di piccoli racconti. Credi nell’unione tra le arti?
Assolutamente sì: musica e letteratura possono dar luogo a un sodalizio creativo, magari in futuro aspettatevi che la mia musica incontri la pittura, chissà!

Quali sono i tuoi modelli artistici più importanti?
I cantautori, sia del passato che attuali, sono le figure che mi ispirano di più. Nell’ascoltare musica esploro un po’ di tutto, dal rock al jazz e non dimentico mai la chitarra che è il mio grande amore.
Mi piace ispirarmi a stili diversi e sento di esserci riuscito quando la gente non sa etichettarmi con uno stile preciso.

Cosa rappresenta per te il palcoscenico?
Il momento del confronto col pubblico è qualcosa che ho sempre amato, è il frutto di tanto lavoro, è l’occasione di vedere sui volti della gente se la mia musica stia andando nella giusta direzione. Non potrei far musica senza il momento del palcoscenico: è un dialogo essenziale tra me e l’altro e, nelle serate più fortunate, diventa magico.

 

Potete seguire l’attività musicale di Enzo Beccia sulla sua PAGINA FACEBOOK o sul suo PROFILO INSTAGRAM.

 

 

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