[anteprima disco]: Vie delle indecisioni – L’entropia delle prime cose

Ospitiamo in anteprima esclusiva il nuovo disco della band teatina Vie delle indecisioni.  Si intitola L’entropia delle prime cose, e uscirà ufficialmente il 22 marzo. Sette brani legati dal tema della mancanza, percorso in tutte le sue sfaccettature attraverso testi incisivi e sonorità it-pop. Per l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il gruppo.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

IL DISCO

L’entropia delle prime cose è il secondo lavoro discografico della band teatina Vie delle Indecisioni, registrato e prodotto presso gli studi Altri Records di Paganica (AQ) e in uscita il 22 marzo 2019. Il disco conta sette brani che si discostano dalle sonorità del precedente lavoro della band (Batracomiomachia, 2017), e che si concentrano su sonorità it-pop. Il filo conduttore di L’entropia delle prime cose è il tema della mancanza, che ricorre in tutte le sue sfaccettature in ogni canzone: dalla fine di un amore alla sua a mancanza descritti in Peggio di così e Colombre, alla mancanza di coraggio in Fa scena muta, che diventa quasi un inno all’omertà e alla sconfitta. L’album si chiude facendo i conti con la regina della mancanze e delle assenze: la morte. Indigesto è infatti un racconto scanzonato e bonariamente cinico sulla fragilità umana di fronte all’ineluttabile.

Per il momento non vi sveliamo altro e vi lasciamo all’ascolto del disco: 

 

L’INTERVISTA

Se durante o dopo l’ascolto vi venisse voglia di saperne di più, abbiamo fatto una piccola chiacchiera con il gruppo, che potete leggere qui sotto.

Vie delle indecisioni è un nome molto peculiare per una band. Quante ne avete percorse, di vie, prima di decidere di chiamarvi così? Scherzi a parte, qual è il suo significato?
La scelta del nome è stata dettata, appunto, dall’indecisione che pervadeva la nostra decisione. Dopo aver studiato una marea di nomi, la scelta era ricaduta su due opzioni: Edera urlatrice e Vie delle indecisioni. Abbiamo optato per quello meno bucolico.

L’entropia delle prime cose, invece, è il titolo del vostro nuovo album. La protagonista assoluta delle sette tracce che lo compongono è la mancanza. Per voi la mancanza è più vicina a essere un’assenza o una presenza?
L’album è stato scritto in un periodo molto particolare dove ognuno di noi, tra debolezze e cambiamenti radicali, ha sentito la mancanza di qualcosa; crediamo, comunque, che la mancanza sia, di per sé, una presenza, come se ognuno di noi, prima o poi, s’imbattesse in qualcuno pronto a fargli notare che manca qualcosa.

Nel disco ci sono alcuni riferimenti letterari ad autori come Leopardi, Buzzati e Shakespeare. Sono stati un’ispirazione per voi?
In generale, essendo stati sin dagli albori influenzati fortemente dalle liriche di artisti quali Caparezza, De André, PTN, Daniele Silvestri, abbiamo sempre cercato (con le dovutissime differenze) di inserire anche noi nei nostri testi numerosi riferimenti alla cronaca, alla letteratura e all’arte. L’intera nostra discografia fa riferimento a numerose opere di vario genere (Merda d’artista, la Batracomiomachia) che ci hanno formato umanamente, culturalmente e artisticamente.

E invece, a livello musicale, quali sono i vostri ascolti più importanti?
Oltre ai citati precedentemente, nelle nostre Playlist non possono mancare artisti come Ed Sheeran, Led Zeppelin, Zen Circus, Gaber, Red Hot e Beatles. Troppi generi musicali? Siamo indecisi anche negli ascolti.

Vi va di raccontarci come è stato lavorare in studio alla creazione dell’album?
Un’entropia, un gran macello.

Il risultato finale è come ve lo aspettavate?
Di gran lunga superiore.

E ora cosa pensate succederà?
C’è chi, di noi, ha già aperto un mutuo per la casa convinto di poterlo pagare con i soldi incassati dall’album; c’è chi invece ha già iniziato a mandare curriculum, consapevole che le copie vendute si conteranno sulle dita di una mano (ma di un monco). Indecisi anche nel successo.

 

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