Sanremo 2019: tutto l’indie che c’è, e molto altro!

In questi giorni tutti scrivono la loro sul festival di Sanremo, quindi chi sono io per non farlo? Premetto che è la seconda volta che lo seguo, ho iniziato lo scorso anno perché c’erano Lo Stato Sociale, pensando che sarebbe stata la prima e ultima ma poi quando ho visto Motta, Zen Circus, Ex-Otago, Silvestri e Negrita tra i concorrenti ho pensato “E quando ricapita una cosa così?”

Di Linda Bertolo

Il concerto di Baglioni and Friends ah no, scusate il festival di Sanremo quest’anno secondo me accontenta tutti, ci sono praticamente quasi tutti i generi musicali, quindi i giudizi sono tutti relativi, in base ai gusti personali… Ecco i miei, in ordine assolutamente sparso, che valgono né più né meno di quelli del primo che passa, quindi non arrabbiatevi e ricordatevi di cogliere l’ironia che per i pomodori è troppo presto.

“Parole nuove” Einar: uno dei figli dei talent. Faccia pulita da bravo ragazzo, canzone tipicamente sanremese, amore, amore, amore io di parole nuove ne ho sentite poche…

“Nonno Hollywood” Enrico Nigiotti: altro figlio dei talent. Non ne ho sentito molto parlare e nemmeno scrivere di questa canzone che a me ha emozionato molto, dedicata al nonno. Ammetto di essermi commossa, io che di solito ho il cuore di latta, ops, pietra.

“Le nostre anime di notte” Anna Tatangelo: noia, noia, noia, Non sono nemmeno riuscita ad ascoltarla tutta, ne ho approfittato per fare la pipì.

“Rolls Royce” Achille Lauro: ecco, io non so se è stato complice averlo visto sabato scorso al concerto di Cosmo ma mi è piaciuto molto. Bel ritmo, bel testo e… altro che “bevi la Coca Cola che ti fa bene” quindi per me genio indiscusso.

“I tuoi particolari” Ultimo: l’anno scorso mi era piaciuto ma quest’anno no, niente di “particolare”.

“Abbi cura di me” Simone Cristicchi: nonostante per me sarà sempre quello che voleva cantare come Biagio Antonacci devo dire che questa canzone mi è piaciuta, una canzone d’amore non banale. Secondo me avrebbe potuto portarsi dietro la scimmietta e farla ballare, a qualcuno due anni fa aveva portato fortuna.

“Un po’come la vita” Patty Pravo e Briga: qua non posso giudicare la canzone perché la mia attenzione l’ha avuta tutta lei… A metà tra Predator e un Na’vi fan di Bob Marley, accompagnata dal giovane badante, Patty Pravo mi fa quasi tenerezza. Bravo Briga che ti sei preso la briga di portarla sul palco.

“Soldi” Mahmood: ammetto di non averlo mai sentito e non so ancora se mi è piaciuto, voce molto particolare e un bel testo.

“Dov’è l’Italia” Motta: non riuscirò mai ad essere obiettiva nei suoi confronti, lo adoro, quindi per me merita il podio anche se il palco dell’Ariston non è proprio il suo posto, lo si capisce dai commenti che ho letto qua e là. Le battute Motta/panettone non fanno ridere nemmeno la prima volta, figuriamoci la millesima…

“Mi farò trovare pronto” Nek: ma si possono portare a Sanremo le canzoni vecchie? Ah, non è “Fatti avanti amore”? Scusate.

“Musica che resta” Il volo: questi li prenderei a schiaffi due a due finché non diventano dispari. Evviva l’umiltà: “Siamo musica vera che resta” anche meno ragazzi, anche meno…

“Rose viola” Ghemon: un altro che non so ancora se mi è piaciuto o no.

“Argentovivo” Daniele Silvestri: bellissima, mi è piaciuta anche l’interpretazione insieme al rapper “Rancore”. L’argento se lo merita.

“Per un milione” Boomdabash: era ora che rifacessero il Festivalbar! Ah, è ancora Sanremo? Allora niente, io questi li aspettavo come si aspetta un infarto.

“Mi sento bene” Arisa: bella la colonna sonora del nuovo film d’animazione Disney! Ah, è sempre Sanremo? Allora è proprio una Pippa…

“Solo una canzone” Ex-Otago: anche qui poca obiettività. Mi piacciono loro e la canzone.

“Aspetto che torni” Francesco Renga: e pensare che mi piaceva davvero tanto quando cantava nei Timoria, poi sinceramente non so cosa gli sia successo.

“Senza farlo apposta” Federica Carta e Shade: non li conoscevo ma la canzone è piacevole anche se so che dopodomani me la sarò già dimenticata.

“L’amore è una dittatura” The Zen Circus: che dire, il mio gruppo italiano preferito quindi non può che piacermi. Ci vuole molto coraggio (come direbbero gli Ex-Otago) a portare a Sanremo una canzone senza ritornello ma d’altronde cosa ci si poteva aspettare da un gruppo che ha intitolato un suo album “Andate tutti affanculo”? Da notare Karim (il batterista) la cui espressione sembra voler dire “Dove cazzo mi avete portato, stronzi?”. Comunque da pelle d’oca, non deludono mai.

“Cosa ti aspetti da me” Loredana Bertè: anche qua poca obiettività per quanto riguarda la canzone in quanto scritta da Gaetano Curreri degli Stadio, che non mi è proprio simpatico, diciamo che se avessi due bistecche e lui stesse morendo di fame smetterei di essere vegana e me le mangerei tutte e due io. Per quanto riguarda Loredana… È la Bertè cantava “Non sono una signora” e si è sposata con un cappello di tulle rosso, che altro dire?

“La ragazza con il cuore di latta” Irama: carino lui e bel tentativo di convincermi mettendo il mio nome nella canzone ma per me è no.

“L’ultimo ostacolo” Paola Turci: lei bellissima ed elegantissima, la canzone forse la devo riascoltare.

“Un’altra luce” Nino D’Angelo e Livio Cori: premetto che non ho pregiudizi nei confronti di Nino, “Senza giacca e cravatta” io credo sia una delle più belle canzoni italiane, però in questo caso sembra che sia sul palco a disturbare Fuller di “Mamma ho perso l’aereo” che non sapevo fosse napoletano.

“I ragazzi stanno bene” Negrita: un gigantesco “non lo so”. Loro li ascolto da “Paradisi per illusi” (1995) ero una ragazzina, li vidi anche dal vivo qualche anno dopo, sembra che per loro il tempo non passi mai ma alle volte non è un bene.

Per quanto riguarda tutto il resto, il contorno mi permetto di dire:

Lasciate fare a Virginia quello in cui è più brava, le imitazioni.

La canzone “La lega dell’amore” che hanno cantato Bisio e la Hunziker è di Elio e le storie tese ed è del 2008 quindi no, non è stata scritta per Salvini, state tranquilli.

Fate fare dei concerti a Claudio Baglioni, vi prego.

Perché quest’anno non c’era nemmeno un Pooh?

Per concludere due desideri: uno l’ha scritta una ragazza su Twitter: Achille Lauro che entra urlando “Sembra di stare a Sanrè, sembra di stare allo zoo”.

Il mio invece è di vedere sabato gli Zen con la maglietta “Andate tutti affanculo”.

Ora vado a bere un caffè, devo riuscire a rimanere sveglia per i duetti di stasera. Zen Circus con Brunori… Praticamente questo festival l’hanno fatto per me. Grazie Claudio, ti saluta la zia.

P.S. Forza Motta e forza Zen, vi amo.

 

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