Novità dell’ultima ora, e notizie inaspettate ma tanto attese. Per i fan dei Kasabian in Italia,noi de lamusicarock.com compresi, arrivano altre 4 possibilità da cogliere al volo. Dopo i 60mila che li hanno ascoltati e vissuti nella tripla performance all’Arena di Londra, dopo i sold out nei più grandi club italiani di Milano, Roma e Padova ecco che arriva l’annuncio di 4 nuovissime date in quel di Ferrara, in occasione del Ferrara Sotto le Stelle, Roma, per il Rock in Roma, Milano, in Arena, e Tarvisio al No Borders Festival.
Eccovi le specifiche:
14 Luglio 2012 Ferrara, Piazza Castello Ferrara Sotto Le Stelle
18 Luglio 2012 Roma, Ippodromo delle Capannelle, Rock in Roma
19 Luglio 2012 Milano, Arena Civica
20 Luglio 2012 Tarvisio (UD) No Borders Festival
A breve costi e prevendite!
Andate ad un concerto? Mandateci le vostre foto.. le pubblicheremo..!
foto@lamusicarock.com
“L’ascolto è ciò che da senso all’udito, e che fa dell’udito il senso che preferisco”. Con questa premessa non possiamo che suggerirvi un evento più che interessante a Milano in questa settimana. Se noi de lamusicarock.com abbiamo e diamo tutt’ora spazio alle voce emergenti nel nostro blog, c’è chi lavora sulla nostra stessa linea nel concreto della realtà milanese: “il Terzo Orecchio” che all’Arci Biko di Milano nasce con l’obbiettivo di dare spazio, e soprattutto voce, alle nuove realtà musicali “proponendo un’impronta differente all’ascolto della musica live”; giovedì 19 sarà la volta di M’ale, Damarà e Stefano Cece presenti sul palco per il terzo appuntamento dell’anno. Perché presenziare? Bè in assoluto per Alessandro Rinaldi, in arte M’ALE, di cui noi siamo grandi fan e di cui sentiremo sicuramente ancora parlare (se non vi fidaste del nostro orecchio vi consigliamo di andare a sentirlo in anteprima su youtube con “Io, le stelle e la salita” e con “Casomai”). M’ALE, è nato a Milano 31 anni fa, e la sua gavetta è iniziata come cantante ed autore principale di INLIMBO!, band che ha realizzato due E.p. autoprodotti, concerti e qualche sporadico passaggio in radio. Ha viaggiato nel Sud Est Asiatico, nel Maghreb e per mezza europa, affinando di volta in voltala sua naturale attidudine a perdere gli aerei di ritorno. Grazie ad uno di questi ha passato un anno e mezzoa Londra,dove, con lo pseudonimo di “Thanking The Ladies”, ha suonato tra Open-mic, Jam Session e concerti veri e propri, scrivendo e registrando canzoni,tra cui una versione di “Sleep Tight”, nei leggendari studi di Britannia Row, fatti costruire dai Pink Floyd. Forse ispirato dalla propria tesi di laurea sulle analogie tra misticismo Arabo e Poesia maledetta francese,una volta ritornato in Italia, si è svegliato M’ALE, ed ha iniziato a lavorare ad un disco in italiano che raccolga tutte le esperienze precedenti, che dopo numerose peripezie,è forse prossimo alla pubblicazione.
Alle registrazioni dell’album, coprodotto da Casamedusa di Milano, hanno partecipato Francesco Campanozzi (NOA, Les Gros Ballon), supervisore artistisco dell’intero progetto, Paolo Perego (Amor Fou, NOA), Giovanni Melucci (La Fonomeccanica, Mariage a Trois) al pianoforte, Raffaele Kholer (Capossela, Ottavo Ritcher) alla tromba, Annabella di Pasquale ed Elena Taverna ai cori. Inoltre nella serata all’Arci Biko ci saranno anche i Damarà, Pinna insieme a Daniele e Fabrizio i quali al momento stanno registrando il loro primo disco autoprodotto che presenteranno al pubblico nel corso della serata. Presente anche Stefano Cece, cantautore d’origine pugliese con il suo alternative/pop a Milano, reduce da due date a Londra; Cece eseguirà alcuni brani del suo repertorio originale che ci condurranno in un mondo di atmosfere ricercate e vocalità d’eco buckleyano.
Detto ciò non resta che buttarsi all’ascolto di questi cantautori e musicisti dei quali vi assicuriamo non resterete delusi. L’appuntamento è al:
BIKO 2.0
via Ettore Ponti 40, Milano (MI)
www.bikoclub.net
Ingresso 6 Euro Tessera ARCI obbligatoria
Il link su face book dell’evento è il seguente:
http://m.facebook.com/event.php?eid=296730990378963&refid=0
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Aveva 27 anni. L’età maledetta del rock. Amy Winehosue è morta sabato 23 Luglio, nella sua casa di Londra a Camden. Amy, l’artista del “no-rehab” e dei numerosi eccessi (non più di un mese fa Amy interruppe il tuor europeo dopo una barcollante esibizione in serbia) si è spenta alla stessa età di Jimmy Hendrix, Jim Morrison e Kurt Cobain.
Amy ha, con ogni porbabilità, pagato con il prezzo più alto, l’ultima nottata di sballo. Probabile causa del decesso un mix letale di alcool e droghe. Anche se la polizia londinese ricorda come: “questa morte sia il risultato di una possibile overdose di droga, ma vorrei sottolineare che in questo momento non è corretto formulare ipotesi” ha dichiarato alcune ore fa il sovrintendente Raj Kohli, sovraintendente della polizia inglese. I motivi della morte della Winehose potrenno essere chiariti solo dopo che lunedì mattina, il medico legale avrà terminato l’autospsia.
Secondo le ricostruzioni fatte dai tabloid inglesi, rese possibili dalle testimonianze di amici della cantante e di alcune fonti che hanno scelto di restare anonime, probabilmente involontari spettatori del venerdì notte di Amy.:”Andare fuori di testa era chiaramente la sua priorità per il venerdì notte” ha scritto il domenicale “The People”. Che parla di come Amy sia stata vista a Camden venerdì sera attorno alle 22.30 mentre acquistava cocaina, eroina ed ecstasy da uno spacciatore. Il più autorevole “Sunday Mirror”, parla invece di una “bad ecstasy pill”. Una pillola di ecstasy guasta che, mischiata a numerosi aclolici, avrebbe per sempre spento la musica per Amy.
Quest’ultima pare essere l’ipotesi più accreditata, dal momento che a confermarla paiono essere stati gli stessi amici della Winehose. Anche se ancora non è chiaro con chi Amy abbia trascorso sabato mattina, le ultime ore della sua vita.
Intanto di fronte alla palazzina di tre piani a Camden, continuano a raccogliersi drappelli di fans in lutto, mentre in rete l’affetto e il ricordo dei fans si riversa all’interno dei social network.
A noi pare semplicemente ingiusto che una voce e una genialità, come quelle che appartenevano al corpo e allo sprito di autodistruzione di Amy, abbiano dato il loro comiato al proprio pubblico con la barcollante esibizione di un mese fa in Serbia. Per questo vogliamo ricordarla così:
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Da oggi, la domenica parte una nuova Rubrica…l’abbiamo chiamata Rock History (sì ok zero originalità..) ma in verità tratteremo la storia della musica rock in maniera più aneddottistica o comunque tenteremo di raccontarvi fatti strani legati a particolari artisti o canzoni. E come tutti sapete la musica rock è piena di gente eccentrica.. quindi ne leggerete delle belle!
Come prima volta vogliamo iniziare col botto, e infatti partiamo con un mostro sacro del rock-punk, un idolo universale ed icona.
Il protagonista di oggi sarà grande Joe Strummer dei Clash. E il suo rapporto quantomeno eccentrico con la corsa e il mistero della sua improvvisa sparizione.
Era l’aprile 1982 e i Clash erano sulla cresta dell’onda musicale e sicuramente la band più hippie del mondo. Il loro manager Bernie Rhodes, in occasione dell’imminente lancio dell’album ‘Combat Rock’ aveva in mente della pubblicità abbastanza aggressiva e aveva suggerito a Strummer che sarebbe stato meglio, per creare un po’ di attesa, che lui non si facesse vedere in giro.
Strummer però prese il consiglio un po’ troppo sul serio e da un giorno all’altro sparì, completamente. Nessuno sapeva dove fosse finito. Prese la nave e un treno e da Londra finì a Parigi ed insieme alla sua fidanzata di allora Gaby Salter si stabilì in un appartamento a Montmartre. Per mimetizzarsi si fece crescere la barba e tenne un low-profile, dato che i Clash, ai tempi erano molto famosi anche in Francia. E qui corse nel 1982 la Maratona di Parigi (non fu la sua prima maratona, gli anni precedenti aveva già corso la maratona di Londra) come lui stesso raccontò in una successiva intervista. Ma quello che colpì veramente fu la sua preparazione, eccone l’estratto originale:
Q: Didn’t you once run in the Paris Marathon?
Joe: Yep. I ran three of them.
Q: Correct me if I’m wrong but is it also true that you never trained for any of them?
Joe: You shouldn’t really ask me about my training regime, you know.
Q: Why?
Joe: Because it’s not good and I wouldn’t want people to copy it.Q: Don’t make me beat it out of you.
Joe: Okay, you want it, here it is. Drink 10 pints of beer the night before the race. Ya got that? And don’t run a single step at least four weeks before the race.
Q: No running at all?
Joe: No, none at all. And don’t forget the 10 pints of beer the night before. But make sure you put a warning in this article, “Do not try this at home.” I mean, it works for me and Hunter Thompson but it might not work for others. I can only tell you what I do.
In pratica Strummer corse la maratona non solo senza un minimo di allenamento ma dopo aver bevuto 10 pinte di birre la notte prima. Un allenamento di tutto rispetto!
Per la cronaca l’album “combat rock” ebbe un grande successo.
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Fuori dalla metropolitana, non abbiamo molto tempo per ammirare il vestito nuovo del Wembley stadium. Noi, come tutti gli altri del resto, veniamo subito incanalati verso le rampe. Sono le 16.30 e i cancelli hanno aperto da poco. Veniamo quasi presi da sconforto nel vedere il serpentone di gente, che si arrampica sulla rampa attendendo di entrare. Ci vorranno ore pensiamo, ricordando i patri tornelli, invece non abbiamo nemmeno il tempo di lamentarci, che in circa mezz’ora siamo dentro. Troviamo i nostri posti,e a quel punto pensiamo di andare a
mangiare fish end chips e farci qualche birra, in uno dei tanti ristoranti interni allo stadio. Qualche dubbio in merito all’opportunità di abbandonare il nostro posto ci viene, ma subito ci ricordiamo che i nostri biglietti, come del resto quelli di tutto lo stadio siano numerati. Tornati dal fast-food dopo aver cenato di fronte ad una spettacolare vetrata su Londra, siamo comunque sorpresi di non trovare nessuno da fare alzare seduto ai nostri posti.
Con il passare dei minuti lo stadio si riempie e l’adrenalina sale, i grupi di supporto si alternano nell’ingrato compito d’ingannare l’attesa, ma orami tutti quanti non aspettano altro che Billie Joe, Mike Dirnt e Tre Cool. I Green Day irrompono sulla scena suonando le note di “Song of the Century” e “21st Century Breakdown”, dopo cinque canzoni attaccano con “Hollyday”, è il delirio. Il concerto è appena cominciato e già avremmo bisogno di prendere fiato. Meno male che il clima londinese ha deciso di regalarci una giornata delle sue: fredda e umida.
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