La Recensione Domandata – Il Pan Del Diavolo ci presenta “Supereroi”

Il 17 febbraio scorso è stato pubblicato “SUPEREROI”, il nuovo disco di inediti di Il Pan del Diavolo, un album che fonde i suoni caratteristici del duo con l’esperienza di PIERO PELU’, che ha lavorato su molti brani, co-producendo una buona parte del disco. Gli ospiti non mancano, infatti il disco vede la partecipazione dei Tre Allegri Ragazzi Morti, di Vincenzo Vasi e di Umberto Maria Giardini.

Ho incontrato Alessandro Alosi per la nostra Recensione Domandata.

Chi sono i “Supereroi” che popolano il vostro nuovo album?

Potenzialmente tutti, anche se pochi sono in grado di riconoscere le proprie potenzialità e ancora meno quelli capaci di sfruttarle.

A noi basterà dire chiunque stia cercando il proprio lampo nel buio.

Che tappa rappresenta “Supereroi” nel vostro percorso musicale?

La normale prosecuzione del nostro percorso fatto in ogni album di sfaccettature e personaggi diversi. Questa è una nuova storia.

L’album vanta numerose collaborazioni, prima tra tutte quella con Piero Pelù, co-produttore di buona parte del disco. Come vi siete trovati a collaborare con lui?

Ci siamo trovati molto bene, il nostro è stato un incontro artistico al servizio delle canzoni. Nessun ingaggio stellare o la voglia di raschiare pubblico dalla sua popolarità. Ha un’esperienza in studio di registrazione impressionante, che si è unita alla nostra di grinta.Come dice Gianluca “abbiamo imparato un sacco di cose e le terremo strette”.

Mi parlate del modo in cui sono nati i brani, delle strumentazioni utilizzate, di come sono stati registrati, insomma del percorso svolto fino a diventare “Supereroi”?

Da una parte ci sono io con il mio lavoro sulla scrittura e dall’altra Gianluca e il suono delle chitarre. Abbiamo lavorato per tirare fuori il meglio dalle canzoni, per far sì che questo lavoro non assomigliasse passivamente alle cose che avevamo già fatto, ma che andasse oltre. Abbiamo lavorato  in studio con molti personaggi che di musica ne sanno a tonnellate. Umberto Maria Giardini, Vasi, Checco dei Sacri cuori, Simoncioni, Pelù e TARM. Una miscellanea di conoscenze e di emozioni diverse che condividono un’unica passione per la musica.

Vi ho sempre immaginati come il duo che, a colpi di chitarra e grancassa, si ribella all’elettronica standardizzata delle radio. Cosa pensate dell’omologazione che spesso colpisce i circuiti mainstream?

Anche se non volessimo, ci ribelliamo al suono standardizzato delle radio naturalmente con la nostra ricerca musicale. Certe radio sono così perché vogliono educare il pubblico ad una cosa sempre uguale, brutta, e intanto purtroppo gli ascoltatori si adattano. Sono pochissimi i gruppi come noi che fanno un tipo di ricerca nel mondo del suono e della scrittura. Molte cosidette band anche spesso definite erroneamente indie, non suonano più, non fanno concerti, fanno animazione e balli di gruppo.

Quali sono i luoghi che hanno fatto da sfondo alla nascita di questo album e in che modo l’hanno influenzato?

Geograficamente il disco è stato registrato in Toscana, a Prato; concettualmente parla dei luoghi della mente, dove si perde e dove si ritrova, e dei luoghi del cuore che sembrano più solitari di quello che in realtà sono.

“Cos’è che chiedi? Cos’è che non possiedi?” recita “Supereoi”. Spesso nei vostri brani ho trovato insoddisfazione, come se foste alla continua ricerca di qualcosa che non riuscite ad afferrare. Con questo album siete riusciti a darvi delle risposte, a trovare quello che stavate cercando?

Mi piace ogni tanto inserire delle domande nelle canzoni, costringi chi ascolta a pensare per un secondo alla risposta. Certe domande infatti restano lì. Noi per il momento siamo molto soddisfatti del nostro lavoro, ma ognuno di noi conduce una guerra per desideri inafferrabili; è veramente necessaria? Vedi, un’altra domanda…

Di cosa parla “La finale”?

Il brano è dedicato a Omar Pedrini. Un nostro amico che ci dimostra, attraverso la sua musica e la sua vicenda personale, quanto la forza della musica sia veramente un superpotere. E’ un brano che incalza e che spinge a vivere di emozioni senza chiedersi troppi come e perché.

Avete mai pensato a chi possa essere l’ascoltatore ideale dei vostri dischi? Come vi immaginate i vostri fan? 

Il nostro pubblico è chiunque sia in grado di riconoscere una canzone che sia vera e sincera. Potrebbe essere un appassionato dei Clash, di Tenco o dei Beatles. Potrebbe avere 14 o 50 anni non importa.

E adesso la domanda che dà il nome a questa rubrica: se foste chiamati a recensire il vostro album quali aspetti mettereste in luce?

Rimanere fedeli a se stessi e contemporaneamente cambiare, tutti lo vorremo fare  ma è difficilissimo. Ad alcuni in questo album sembreremo diversi, ma come già si capisce dalla copertina, siamo sempre noi.

Recensione domandata a cura di Egle Taccia