Se io fossi il giudice mi inginocchierei: il percorso di Manuel Agnelli ad X Factor

manuelagnellixfactorDi come il frontman degli Afterhours ha affrontato il suo ruolo di giudice con serietà, umiltà ed empatia, non inciampando quasi mai nelle trappole televisive dello showbiz.

 

di Eleonora Montesanti

Faccio parte di quel gruppo di fan storici degli Afterhours che, qualche mese fa, quando uscì la notizia che Manuel Agnelli sarebbe stato uno dei giudici di X Factor, non l’ha presa proprio bene. Mi è bastato poco, però, a trasformare quei pensieri irrazionali di tradimento e violazione in fiducia e curiosità: Manuel Agnelli ha sempre mal tollerato le etichette (per la sua musica e per sé) e non si è di certo auto-proclamato paladino della musica indipendente. La sua raison d’être, semplicemente, è sempre stata quel binomio irrinunciabile fatto di musica e libertà.

Concretamente, la sua partecipazione a X Factor si è rivelata fin da subito molto preziosa e la fiducia di cui parlavo prima, in un attimo, da titubante è diventata granitica: Manuel Agnelli sembra essere nato per questo ruolo. E’ un maestro saggio, equilibrato, competente, empatico: fin dai provini riesce a cogliere sfumature quasi impercettibili e prende il suo compito estremamente sul serio. Con i cantanti della sua categoria, gli over 25, si è comportato come un insegnante e come un amico il cui unico interesse reale era quello di fornire loro la possibilità di affrontare un percorso di crescita, sia artistica sia umana.

E’ per questo che, a tratti, è sembrato che le sue scelte fossero un po’ carenti strategicamente parlando, ma immagino non sia facile, a cinquant’anni, uscire dal proprio background culturale – che in relazione a quello nazional-popolare è da considerarsi di nicchia – e tuffarsi in un universo semi-sconosciuto, ossia quello dei talent show. Per tutto il tempo della durata del programma Manuel Agnelli e il suo staff hanno cercato un punto d’incontro tra i due mondi, per favorire i concorrenti e al contempo portare in televisione musica di qualità. E’ stato estremamente bello, infatti, sentire in quel contesto Ivan Graziani, The Smiths, Lucio Dalla, i Radiohead, … E, come ha rilasciato lo stesso Manuel pochi giorni fa in un’intervista alla Stampa: «Diciamo che ora è uno spettacolo televisivo musicale, a me piacerebbe diventasse uno spettacolo musicale in tv.» 

Riguardo al confronto e ai rapporti con gli altri giudici, ci sono stati momenti in cui il rischio di cadere nelle trappole televisive confezionate per aumentare l’audience, ma, in generale, Manuel Agnelli ha affrontato ogni situazione con eleganza e serietà, facendo spettacolo e divertendosi (e perché no, anche accendendo delle provocazioni) fintanto che si parlava di musica, dileguandosi però tutte le volte che si cercava di deviare su questioni personali.

Insomma, non guardavo X Factor dai tempi della Rai (e quindi non posso dire nulla rispetto alle edizioni passate), ma è stato sorprendente accorgermi di come Manuel Agnelli sia pian piano diventato un piccolo eroe del pubblico (acclamato a suon di applausi e meme meravigliosi) per essere stato un portatore sano di competenza, qualità e auto-ironia. Indubbiamente questa è una cosa che dà speranza, perché fa capire che i confini non sono altro che delle linee immaginarie, in cui spesso ci rinchiudiamo volutamente.

E allora devo ringraziare Manuel, per l’ennesima volta, per avere avuto il coraggio di fare questo primo, lungo passo.

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