Le Luci della Centrale Elettrica: Terra – la recensione

Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

Terra è il quarto album de Le Luci della Centrale Elettrica, un lavoro collettivo e contemporaneo composto da dieci tracce che consacrano l’unicità dello stile di Vasco Brondi.

 

 

di Eleonora Montesanti 

 



Devo essere sincera: non avevo molte aspettative nei confronti del ritorno de Le Luci della Centrale Elettrica. Prima di ascoltare Terra mi chiedevo più che altro come sarebbe stato possibile che Vasco Brondi riuscisse di nuovo a far evolvere il suo stile in maniera coerente col suo percorso. Il primo ascolto del disco, dunque, è stato più che altro spinto dalla curiosità, soprattutto perché da qualche mese a questa parte si parlava di un approccio più ampio, più vicino alla world music.
Alla fine di questo primo incontro con l’album, qualcosa mi è piaciuto molto e qualcosa meno. Dopo una quindicina di ascolti mi sento di sbilanciarmi: ci sono brani che lasceranno il segno, come ci sono brani che passeranno abbastanza inosservati (cit.).
Preferisco, ovviamente, focalizzarmi sui primi, partendo però da una premessa: Terra è un disco che include una serie di dicotomie meravigliose. Collettività e intimità, contemporaneità e atemporalità, amore e guerra. Col corpo ben ancorato al terreno Vasco Brondi (dopo un giro tra le costellazioni) osserva quello che c’è attorno a lui e lo racconta in maniera aperta e multicolore. La scelta di mescolare stili musicali e culturali è lineare con i contenuti, anche se forse, proprio dal punto di vista melodico, avrei preferito ancora più coraggio, per marcare ancora più fortemente il fatto che i confini musicali non esistono (e anche perché, ogni tanto, il marchio vocale vascobrondiano è così prepotente da far passare il resto in secondo piano).
Tornando ai brani e alle loro storie, segnalo con molta emozione Qui, Coprifuoco, Nel profondo Veneto, Waltz degli scafisti, Iperconnessi e Chakra (la più bella di tutte), poiché sono canzoni che mi piacerebbe venissero cantate anche tra cinquanta o cento o duecento anni. Sono un testamento variegato e vitale del nostro presente, del nostro qui e ora, fatto di canzoni d’amore, vulnerabilità, armi di distruzione di massa, fallimenti, schermi neri e negazione della timidezza.
Insomma, Terra è un disco che scatta fotografie a una bella e malandata Europa multiculturale e cumula immagini di storie collettive e vicende personali il cui istinto comune è di accettare quel che succede senza doverlo a tutti i costi comprendere. Non c’è fatalismo, ma voglia di lasciarsi sorprendere da un futuro che è, improvvisamente, è già arrivato.
L’unicità del progetto di Vasco Brondi si consacra nel presente, nel qui e ora che stiamo vivendo, perché il suo è un linguaggio che rispecchia la nostra quotidianità, frammentata, scollegata e a tratti schizofrenica, ma colma di poesia, esplosioni e possibilità.
Le Luci della Centrale Elettrica sa trasformare un niente in un fuoco d’artificio, e forse questo non cambierà mai.

 

 

TRACKLIST

  1. A forma di fulmine
  2. Qui
  3. Coprifuoco
  4. Nel profondo Veneto
  5. Waltz degli scafisti
  6. Iperconnessi
  7. Chakra
  8. Stelle marine
  9. Moscerini
  10. Viaggi disorganizzati