Charlie – Ruins of memories: la recensione

Ruins of memories è il primo disco della cantautrice genovese Charlie. Prodotto da Tristan Martinelli, il disco ha un sapore internazionale, tra rock, folk e ballads. 

 

 

DI ELEONORA MONTESANTI 

 

Il disco di Charlie si è rivelato fin dalle prime note un ascolto sorprendente: da subito colpisce per il suo essere pulito e genuino, lontano dalla ricerca di una definizione di genere precisa, ma collocabile tra il rock americano, il folk irlandese e quelle belle ballatone a cui ci siamo tanto affezionati negli anni ’90.

Ruins of memories è innanzitutto un disco di passione ed emotività, frutto di vicende personali trasformate in musica nell’arco di più di quindici anni. In secondo luogo è un disco di sonorità senza tempo, che spaziano dai Beatles ad Alanis Morissette, passando per una parodia del country dei cowboys dell’America dell’Ovest ad alcune declinazioni marcatamente swing. 

La cosa più interessante di tutte, comunque, è che tutti i pezzi di Ruins of memories hanno una testa, un corpo, uno scheletro e una storia da raccontare. Non è qualcosa da dare per scontato, soprattutto nell’era dei singoli. 
Ad esempio, brani come Superior, Ruins of memories, Leave, Innocent sweet e Cigarette hanno davvero una potenza superlativa e, pur apparendo così diversi tra loro, sono uniti da un filo conduttore preciso, fatto di due componenti che sembrano diametralmente opposte: morbidezza e incisività. 
Sta proprio qui, infatti, il punto di forza di Charlie, nella sua dolcezza impressa sui suoni in maniera granitica e lontana da ogni spazio e da ogni tempo. 
E’ difficile collocare la sua musica nel presente, è più facile immaginarla nell’atemporalità. Ciò è assolutamente un buon segno.

 

TRACKLIST

1) The strenght
2) Superior
3) Rosemary 
4) Ash and arrow 
5) Ruins of memories 
6) I’d be glad 
7) Leave 
8) Innocent sweet 
9) Bed time 
10) Cigarette 
11) The Road
12) She (ghost track)