Abbiamo ascoltato “Spirit” dei Depeche Mode – La recensione

Il 17 marzo i Depeche Mode hanno pubblicato “Spirit”, il loro nuovo album, un disco che dal primo ascolto conquista per il suo suono liquido e al contempo molto rock.

Oggi si parla spesso di rock elettronico, ma la maggior parte degli esponenti del genere hanno conservato pochissimo della sua attitudine, lasciando spazio solo a melodie accattivanti e testi leggeri. Nel caso di “Spirit” invece la tradizione del rock si sposa con l’elettronica in una maniera perfettamente studiata; è come se le architetture dei brani si poggiassero su due tipi di fondamenta; come se ogni pezzo fosse composto da due arrangiamenti, uno rock e l’altro elettronico, pronti a regalare alle canzoni due volti, uniti da un ritmo simbiotico, che però conserva le due identità, senza mai fonderle. L’ascoltatore quindi può scegliere a quale aspetto del disco dedicarsi e ascoltare ciò che dei brani lo colpisce di più. Tutto questo rende “Spirit”  un album geniale. È un album perfetto, studiato, costruito con un’attenzione tale da manifestare un lavoro maniacale su ogni brano. I suoni danzano immergendosi in varie epoche, gli strumenti si abbracciano tra loro, in un alternarsi che a turno li vede protagonisti di una scena in cui ognuno di loro ha un ruolo ben definito e non esistono primedonne.

Il fatto che “Spirit” sia la prima collaborazione dei Depeche Mode con James Ford dei Simian Mobile Disco (Foals, Florence & The Machine, Arctic Monkeys), mette in luce come questo connubio porti con sé qualcosa di magico, soprattutto se pensiamo che ne sono venuti fuori brani come l’apripista “Going Backwards”,  o la struggente “The Worst Crime”, che cede il passo a un pezzo sperimentale e futuristico come “Scum”. Occorre dire che tutto l’album è ricco di sperimentazioni; è un disco che sembra arrivare dal futuro, bellissimo e particolare, sperimentale ma non ostico; basti pensare a pezzi come “So much love”, una specie di ponte tra passato e futuro, che con il suo martellare, le sue chitarre, sprigiona una forza indescrivibile.

Ma se i suoni ci incalzano e ci fanno saltare dalle sedie, i testi di “Spirit” sono invece molto amari, quasi rassegnati. L’ essenza  del disco si può riscontrare nelle battute di “Going Backwards”: “We’re going backwards /Armed with new technology/ Going backwards /To a cavemen mentality”.  Con questi versi i Depeche Mode ci raccontano un presente oscuro, parlano dello spirito che abbiamo perso, di anime che sono troppo concentrate sulla tecnologia e che non si accorgono della bellezza del mondo che le circonda, raccontando di un’umanità sull’orlo della distruzione e della spersonalizzazione, popolata da uomini incapaci di prendere decisioni da soli, da automi telecomandati dalla tecnologia. È un album disarmante e desolante, i cui suoni rappresentano in musica tutta la frenesia e l’aridità di questa società contemporanea, in cui le macchine hanno preso il sopravvento sulla spiritualità.

I Depeche Mode con “Spirit” ci hanno dimostrato di essere in stato di grazia. A questo punto non ci resta che scoprire se anche sul palco manterranno questa magia, nel loro tour italiano che toccherà il 25 giugno lo STADIO OLIMPICO di Roma,  il 27 giugno lo STADIO di SAN SIRO di Milano e il 29 Giugno lo STADIO DALL’ARA di Bologna. Sono certa che ne vedremo delle belle.

Recensione a cura di Egle Taccia