Vinicio Capossela porta “Ombra” al Metropolitan di Catania – Il Report

Che il nuovo spettacolo di Vinicio Capossela, il suo “Ombra. Canzoni della Cupa e altri spaventi”, fosse qualcosa di eccezionale era notizia che circolava da un po’, ma vedere dal vivo ciò che è riuscito a portare in scena l’artista nato in Germania, ma dal sangue irpino, è stata un’emozione per gli occhi e per il cuore.

Tutto comincia con un “Lasciate i vostri smartphone voi ch’entrate” su un sottofondo di versi di animali selvatici e un’atmosfera cupa. Un telo trasparente copre la scena, telo che sarà il vero protagonista della serata per i giochi di ombre che vi saranno realizzati.

Leggendo la guida che ci viene data all’ingresso scopriamo che lo spettacolo è suddiviso in cinque quadri, cinque scenari diversi, dove le canzoni di Capossela, tratte sia dall’ultimo “Le canzoni della Cupa”, che dai precedenti lavori, fusi insieme vengono a comporre una storia in musica, perfetta colonna sonora delle immagini che compongono la scena.

Tutto inizia dentro una selva, fatta di creature selvatiche e personaggi stregati, dove la spiritualità della notte mette in luce moltissime ombre e trasformazioni. Capossela è nascosto, mentre la sua ombra campeggia sullo schermo, trasformandolo quasi in un cartone. È da subito evidente che vere protagoniste dello spettacolo sono le immagini e non gli artisti sul palco, che sono solo strumenti per raccontare una bellissima storia, fatta di teatro, musica, danza e rappresentazioni.

“Ombre” è un viaggio verso la notte, nella terra più selvaggia, dove ombra e luce tengono la scena. Si va sottoterra, nel mondo degli inferi, per poi perdersi in un gioco di specchi che ci porta ad affrontare il nostro riflesso, salvo poi abbandonarci nei giochi d’ombra ispirati ai capolavori di Modigliani e concludere tornando alle nostre radici, pesando le nostre ombre, che raccontano chi veramente siamo.

Tutto lo spettacolo è stato condito dai più bei brani di Capossela, che si è dimostrato non solo abile musicista, ma anche ottimo sceneggiatore e narratore. Solo una mente geniale avrebbe potuto ideare uno spettacolo simile, dove tutto si snoda sulla nostra ombra, che si fa assenza che ci segue; compagna nei momenti di solitudine, danzando con noi sotto forma di ricordi; zavorra che ci tiene con i piedi per terra. Sulle note de “Il ballo di San Vito” cade giù il telone trasparente che copriva e costituiva la scena, mentre il pubblico esplode in un boato alla vista di Capossela e dei suoi musicisti, finalmente protagonisti sul palco.



Inevitabili i bis, in cui lo spettacolo assume la veste di concerto e ci permette di scatenarci sulle note dei brani più famosi e antichi dell’artista. Si rompono le righe, il pubblico balza in piedi, alcune coppie si scatenano nei lenti, è come se ci fossimo finalmente svegliati da questa lunga notte e la luce si fosse impossessata di noi. I brani che fanno da sfondo a questo finale sono “All’Una e Trentacinque circa” seguita da una canzone che dedica alla città, visto che è nata proprio qui a Catania, la bellissima “Marcia del Camposanto” per poi salutarci con i suoi brani più famosi: “Con una rosa” e “Che Cossè l’Amor”.

Dichiara concluso questo viaggio tra le ombre ricordandoci che ci vuole la luce per generare l’ombra, il bianco e nero sono entrambi necessari.

Ho ancora i brividi dall’emozione nel raccontarvi questo stupendo spettacolo pensato e sognato da Vinicio Capossela.

Report a cura di Egle Taccia

Foto di Chico De Luigi