TEDIO: tra la noia, io, te e Dio – l’intervista

“A dream about being a person.
And, like a lot of dreams,
there’s a monster at the end of it”
E’ l’incipit dei TEDIO, nuovissimo trio romano di impronta post-rock/garage, che si rivela al pubblico con un disco d’esordio scuro e visionario, mantenendo però un messaggio sintetico e diretto.
Il titolo dell’album è emblematico: “GOD”.
Il suo formato lo è altrettanto: pennetta USB.

 

 

DI ELEONORA MONTESANTI

 

Il vostro nome suggerisce che la noia, in fondo, non vi spaventa. Quindi vi faccio una domanda che, probabilmente, vi hanno già fatto in moltissimi: come mai avete deciso di chiamarvi TEDIO?
La scelta e’ stata frutto di un processo naturale, senza troppi “rompicapo”. Per quanto riguarda il concetto della parola in se’ parliamo di molti anni fa, quando per una serie di concidenze mi sono trovato ad omaggiare lo stato tedioso. Invece di respingerlo, l’ho praticamente accolto, rendendomi libero da stati negativi e malinconici. Ma forse la vera spinta nella scelta della parola TEDIO come progetto musicale si cela all’ interno delle sue lettere: TE ed IO, succesivamente diventato TE DIO.

Una domanda più specifica sulla noia, però, ve la voglio fare. La vedete come un limite (apatia) o come un motore per trovare stimoli?
Ovviamente uno stimolo a superare il confronto con gli altri (TE ed IO) e con se stessi (TE DIO).

 

God è il vostro disco d’esordio. Infatti la formazione è nata proprio quest’anno, anche se tutti voi avete già avuto importanti esperienze artistiche nel passato. Cos’è che vi ha uniti in questo progetto?
Scusa il gioco di parole, ma e’ doveroso rispondere cosi: la noia.

 

Parlando più specificamente di God, c’è un concept stilistico heavy rock, psichedelico, acustico e post-gaze. C’è anche un concept concettuale che unisce i brani?
Non so se chiamarlo esattamente filo rosso o quant’altro. Di sicuro appartengono ad un momento storico ben preciso della mia vita, quindi hanno un loro significato peculiare, senza il quale alcuni brani non avrebbero dato vita ad altri e via dicendo.

 

Il primo singolo, accompagnato da un videoclip, è About you. Vi va di raccontarci la storia del brano e del video?
Per quanto riguarda la storia del brano, mi e’ praticamente impossibile “ricordare” come ci si e’ arrivati. Sono momenti unici, ripercorrerli anche solo in maniera discorsiva sarebbe sterile e noioso.
Per il video invece e’ nato tutto un po’ per caso e quasi per gioco. La volonta’ di immortalare scene reali di conversazioni via Messenger nasceva dall’esigenza di spontaneita’ e di casistica random, che ci rende piu’ veri e meno impostati.
God è uscito in un formato non usuale: è uscito in USB. Perché avete fatto questa scelta?
Molto semplice, io sono anni che non ascolto piu’ CD. Quindi non volevo assolutamente ritrovarmi in mano un “mio” prodotto praticamente inutile.
Ti assicuro che ho iniziato a comprare CD dal 1990, con l’ album TYR dei Black Sabbath, giusto per ditri che sono cresciuto con questo tipo di supporto, ma adesso sono convinto che purtroppo è morto.

 

In quest’epoca ipertecnologica, quanto è importante per un artista essere anche un buon comunicatore?
Al di la’ della musica in sè? Se parliamo dei Social Network, si, e’ importante, ma non saprei quantificare.

 

Quali sono i tre dischi più importanti della vostra vita?
Slint – Spiderland
Lou Reed – Metal Machine Music
Alice in Chains – Dirt

 

Se God avesse un colore, quale sarebbe? E perché?
Bianco. Perche’ il bianco e’ luce.

 

Come vi vedete da qui a dieci anni?
A parte piu’ vecchi e senza capelli?
Non abbiamo la più pallida idea.