“Bisturi” è solo l’inizio: intervista a Il Solito Dandy

Il Solito Dandy è Fabrizio Longobardi, giovane musicista torinese che si descrive in tre parole: biondo, sintetico e nostalgico. Il 9 maggio è uscito il suo primo singolo, Bisturi, che anticipa un disco in uscita nell’autunno 2017. Abbiamo deciso di conoscerlo meglio…

 

 

DI ELEONORA MONTESANTI
Fabrizio, come mai hai scelto di chiamarti “Il solito dandy”? La parola dandy non mi stupisce. La domanda è più riguardo all’aggettivo che la accompagna…
L’aggettivo “Il Solito” è una contrapposizione alla figura atipica del dandy alla Oscar Wilde, ho voluto giocare con gli opposti per dare l’immagine di qualcosa di Pop ma allo stesso tempo con un gusto kitsch e più ricercato.

A volte nelle interviste mi piace chiedere agli artisti di definirsi con tre parole. Tu l’hai già fatto: biondo, sintetico, nostalgico. Ti va di spiegarci il perché?
Biondo… Sono nato biondo. Sintetico… È dovuto alla presenza dei sintetizzatori che occupano una grande parte nella mia produzione musicale. Nostalgico… È un’attitudine che probabilmente mai mi abbandonerà e con cui convivo tutti i giorni, insomma, vivo perennemente con un pezzo di cuore nel passato.

Il bisturi è un oggetto che fa pensare subito all’estetica. Che cosa rappresenta, per te, l’estetica?
L’estetica è fondamentale, la ricerco ogni giorno anche nelle cose che probabilmente non dovrebbero averne, a partire dall’abbigliamento per poi passare alla fotografia o anche solo agli oggetti della vita quotidiana. Penso che l’esteta sia colui riesca a trovare il bello anche in ciò che bello non è.
Nel caso di Bisturi il riferimento, però, è più sentimentale che estetico. “Vivisezionami e lascia il bisturi e qualcosa di te” è sempre e solo una questione di cuore.

Il videoclip di Bisturi, tra l’altro diretto proprio da te, è un viaggio in un immaginario di colori e discoteche in cui nell’Italia dell’attualità non è facile riconoscersi. Qual è la storia di questo video?
L’idea è nata più o meno un anno fa, mi ero da poco mollato con una ragazza e ,tutte le sere, non so perché, finivo sempre a ballare da qualche parte con hit italiane anni ‘80 come se non ci fosse un domani, nel mio stare male mi sentivo bene e non pensavo troppo. Così, ho pensato che anche il protagonista del mio video dovesse ballare per esorcizzare la tristezza di un amore perduto, sentendosi un po’ John Travolta ne “La febbre del sabato sera”, un po’ Kevin Bacon in “Footlose” ma senza aver mai preso lezioni di danza. Mi piaceva l’idea che la città fosse la sua pista da ballo e lui pensasse di trovarsi in una discoteca perenne, le insegne dei bar fossero luci stroboscopiche e una semplice fermata del tram potesse diventare un cubo su cui ballare.

Credi che la musica sia terapeutica come lo è il ballo per il protagonista del video?
Assolutamente sì, quando ho un problema o qualcosa che mi gira per la testa lo metto in musica come per liberarmene. Scrivo canzoni solamente quando ne sento il bisogno, come uno sfogo, un po’ come quando la gente va a correre o mangia per il nervoso.

Cosa canta Il solito Dandy sotto la doccia?
Canzoni che non sono ancora nate e che un giorno magari nasceranno, scrivo più canzoni sotto la doccia che con una chitarra. In scaletta però non mancano anche Venditti, Lucio Dalla, i Lunapop e un sacco di canzoni italiane del passato. “Quanto ti voglio” di Baglioni e “Due” di Raf ad esempio sono tra le più gettonate.

In autunno uscirà il tuo disco d’esordio. Ti va di darci qualche anticipazione?
Il disco uscirà con Vina Records e la produzione di Fractae. Sarà come un album fotografico di cocktail, nostalgia, sintetizzatori e luna park. Bisturi è solo l’inizio.

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