Andrea Spinelli: “Dipingere la musica per annullare i confini tra i sensi” – intervista

Da circa un anno a questa parte l’artista e musicista Andrea Spinelli si è inventato una nuova modalità per unire arte e musica: ritrarre gli artisti dal vivo ai concerti. E’ molto facile incontrarlo e riconoscerlo, infatti, poiché durante i concerti si posiziona vicino al palco e, con un cavalletto davanti o un block notes tra le mani, è intento a catturare momenti, emozioni e colori. In occasione dei suoi primi 100 ritratti dal vivo, Andrea ha organizzato una festa bellissima al Tambourine di Seregno (MB), sabato 18 marzo, in cui si esibiranno Diodato e Cesare Livrizzi e tutti i dipinti saranno esposti. Intanto, in fondo a questa bellissima intervista, ve ne facciamo già vedere qualcuno.

 

 

di Eleonora Montesanti

Andrea, raccontaci un po’ di te: quando è nata la passione per il disegno? E quando quella per la musica?
Ciao! La mia passione per il disegno mi accompagna sin da quando ero bambino: all’età di 5 anni scopro i colori a tempera e i fumetti e inizio a creare i primi pasticci; l’unica differenza rispetto ad allora è che oggi i pasticci sono di dimensioni più grandi. La musica invece è qualcosa che mi porto dentro inconsciamente sin da piccolo grazie alle mie sorelle più grandi che mi nutrivano a 883 e Offspring, finché alle medie scopro il Rock e mi innamoro di quello che sarà lo strumento musicale che suonerà per 11 anni: la batteria.

 

 

La musica è un’esperienza uditiva, mentre il disegno è un’esperienza visiva. Credi che l’arte abbia il potere di annullare i confini tra i sensi?
Credo che naturalmente nasciamo tutti privi di confini; la società col tempo ci impone quello che penso sia uno dei più grandi mali dell’uomo da sempre, ovvero l’affidare alla vista il 90% della percezione di ciò che ci circonda. So che può sembrare strano detto da me che con gli occhi ci lavoro molto, ma i miei live painting sono prima di tutto un tentativo (come dicevi tu) di annullare i confini tra i sensi.

 

Che ruolo hanno, in tutto questo, le emozioni?
Le emozioni per me sono qualcosa di molto importante e prima ancora qualcosa di misterioso. Spesso ho utilizzato le mie facoltà artistiche per riuscire a capirmi prima ancora di provare a comunicare qualcosa verso l’esterno; quando dipingo durante i concerti, ad esempio, la palette cromatica è dettata sempre da due fattori: i colori che i tecnici luci scelgono per illuminare il concerto e le sensazioni che le band mi rimandano attraverso il loro sound. Il mio progetto mi permette di esplorare la mia emotività in relazione al mondo della musica dal vivo, un ambiente che ho sempre frequentato con l’intento di frastornarmi le orecchie ma che ora invece mi godo attraverso un mood più contemplativo.

 

Ti ricordi chi è il primo artista che hai ritratto dal vivo?
Gallaratese, Festival di fine stagione estiva, un amico mi ci aveva portato perché strippava per il Management Del Dolore Post Operatorio: era la prima volta che li vedevo dal vivo, mi colpirono molto; decisi così di tirare fuori dalla tasca una copia dell’Haga Kure che avevo acquistato poche ore prima a un mercatino dell’usato lì vicino. Il libro aveva molto “spazio bianco” tra una citazione e l’altra così mi misi a disegnare il mio primo musicista dal vivo: Nicola Ceroli, batterista dei MaDeDoPO (tra l’altro caso vuole che stasera li ritragga dal vivo per la prima volta da allora… non è magia questa?!). Il mio primo live painting ufficiale invece l’ho realizzato un anno fa durante il concerto dei Nylon a Spazio Musica di Pavia; tuttora si trova lì appeso nella sala concerti.

 

Spesso è facile vederti a un concerto davanti a un cavalletto, oppure con un block notes in mano. E’ curioso guardarti perché sembri come in una sorta di trance mistica. Ti va di spiegarci cosa provi in quei momenti?
(ride) Mi piace l’espressione “trance mistica”! In quei momenti, a seconda dell’impegno che richiede la situazione, provo sensazioni ed emozioni che oscillano tra l’adrenalina e l’immersione profonda in ciò che faccio.
Quest’ultimo aspetto lo avverto molto intensamente durante i live painting ai concerti, tanto che il 95% dello show me lo “perdo”. Intendo dire che non riesco proprio a seguirlo, perché mentre dipingo si attiva in me la cosiddetta “Funzione D” di cui parla Betty Edwards nel suo libro “Disegnare Con La Parte Destra Del Cervello”: la parte destra del mio cervello, appunto, intensifica la sua attività e poiché essa è strettamente legata alla sfera emotiva e alla perdita dello senso del tempo che passa, entro di conseguenza in quella che tu hai definito “trance mistica”.



 

C’è qualche artista che ti piacerebbe un giorno dipingere e incontrare? (Puoi sognare in grande!)
Devo dire che le mie aspettative da questo punto di vista all’inizio erano basse rispetto a ciò che poi è effettivamente accaduto: sognavo da molti anni di poter incontrare artisti che ritenevo inavvicinabili e grazie a questo progetto li ho potuti conoscere. Alcuni esempi: Manuel Agnelli degli Afterhours, Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Paolo Benvegnù, Verdena, Marta Sui Tubi.
Tuttora se mi guardo indietro mi chiedo come sia potuto accadere. Credo sia merito del mio ascendente Capricorno che fa di me una testa dura e ostinata.
Comunque ritrarre dal vivo i Rolling Stones ad esempio sarebbe fighissimo!

 

Ho pensato che sarebbe interessante anche se dipingessi parti di canzoni, perché in questo modo ispirazioni e suggestioni non sono visive (come a un concerto), ma sono emozionali. Hai mai provato a farlo?
Sì, ci ho provato un paio di settimane fa con il brano “Signora” di Edda, tratto dal suo ultimo bellissimo disco. Il pezzo mi ha sconvolto al primo ascolto e ho sentito la necessità di “ritrarlo”. È un modo di raffigurare la musica che devo ancora approfondire, sicuramente interessante ma un po’ meno soddisfacente per me rispetto ai live painting ai concerti.

 

Cosa c’è nel tuo futuro più immediato? E, come ti vedi, da qui a dieci anni?
Cerco di avere cura del presente e di non proiettarmi né troppo in avanti né troppo indietro però la domanda è molto bella e impegnativa: nel futuro più immediato mi vedo in costante crescita, sia da un punto di vista artistico che imprenditoriale; fra 10 anni invece come qualcuno mi ha suggerisce potrei trovarmi in qualche aula di tribunale a ritrarre i processi, come facevano gli illustratori americani negli anni ’50. No dai, questo sarebbe il piano B, il piano A prevede un sacco di cose meravigliose che in realtà devono ancora ben definirsi dentro di me. Confido in ciò che verrà, 10 anni sono un bel lasso di tempo, negli ultimi 18 mesi la mia vita si è quasi completamente stravolta, non oso immaginare dopo tutto quel tempo potrà accadere!

 

Cosa canta Andrea Spinelli sotto la doccia?
Sotto la doccia penso tantissimo, è un momento creativamente molto alto e non posso giocarmelo cantando; in auto invece canto a squarciagola un sacco belle cose. In questo momento sul mio lettore mp3 tra gli ascolti recenti ci sono: Alt J, Niccolò Fabi, Steve Howls, Bjork, Edda …and much more.

 

Quali sono i tre dischi più importanti della tua vita?
Sei crudele! 3 sono davvero pochissimi… Ci metto “Outrospective” dei Faithless, un disco degli Afterhours da “Germi” in poi (ma non so decidere quale) e “Dell’Impero Delle Tenebre” del Teatro Degli Orrori. Ma la lista è MOOOOOOOOLTO più lunga!

 

L’appuntamento, dunque, è per sabato 18 marzo al Tambourine di Seregno (MB). Potete leggere QUI tutte le informazioni. Intanto godetevi alcuni dei bellissimi ritratti di Andrea: